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Religione e Spiritualità

Nel modo comune di parlare, sento spesso associare la parola “spirituale” ad un sentimento profondo ed autentico che prescinde dalla fede professata; con “religione” invece s’intende solitamente l’aspetto storico e sociale di quel sentimento, la ritualità e la liturgia, insomma l’esteriorità formale della fede, con l’ovvia conseguenza che l’uomo contemporaneo, credendosi più libero dell’uomo tradizionale, vede nella religiosità una declinazione al ribasso della spiritualità. marco ferrini
In parte queste definizioni corrispondono alla realtà dei fatti, ma con l’aiuto di un autore in bilico tra l’evo antico e quello moderno, voglio spezzare una lancia in favore della parola Religione.
Canto XXXIII del Paradiso terzina 85-87:
“Nel suo profondo vidi che s’interna legato con amore in un volume, ciò che per l’universo si squaderna”
Il pellegrino ha ormai completato il suo percorso ed infine ha la visione mistica. (altro…)

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Seminario d’autunno prima parte

Questo seminario con Marco Ferrini si è svolto in un albergo molto comodo e in un bel posto, adatto anche alle persone più esigenti e meno propense alle ascesi.

Molti volti nuovi che spero si siano ben inseriti in un tema, questo sì, piuttosto “esigente”: il rapporto con la Divinità.

Il XII canto inizia con una domanda secca di Arjuna, alla quale segue un’articolata risposta di Krishna che non lascia spazio all’ambiguità: in questi shloka vengono descritte le qualità del devoto e il suo rapporto con Dio.

Potrà sembrare un dettaglio, ma per me è stata una luminosa conferma il fatto che Krishna suggerisca al suo discepolo/amico Arjuna di contemplare l’immanifesto nel manifesto.

Subito mi sono riecheggiate due opere fondanti non solo della letteratura italiana, ma dell’intera civiltà occidentale: il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi e il primo canto del Paradiso di Dante Alighieri.

… nullu homo ène dignu te mentovare.

Afferma Francesco, poi continua elencando il sole, la luna e le stelle, l’acqua e il fuoco, la terra, la capacità di perdonare degli esseri umani e, infine, la stessa morte, quali manifestazioni in cui l’homo può percepire e adorare la Divinità: Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate
et serviateli cun grande humilitate.. E’ esplicito e sottile Francesco, nella semplicità espressiva ricompone tutta la complessità dell’esistenza dell’uomo sulla Terra. Gli umani, possono capire Dio (l’Immanifesto, onnipresente e inconcepibile) dall’adorazione (e non uso “osservazione” di proposito perché nell’osservazione ci può essere distacco, nell’adorazione c’è relazione d’amore) del creato e delle creature, possono amare il “Fattore” nelle sue “fatture”.

Ma Fermiamoci un momento: quando noi amiamo una persona, o un cane, o un filare d’alberi, un tramonto, che cosa amiamo? (altro…)

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