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Se non siamo attratti da un crudele feudalesimo tecnologico e distopico, dovremmo seguire la strada opposta e, come già detto nell’articolo “Non c’è più religione?” fare una vera e propria rivoluzione (=ritorno al punto di partenza).
Se per risollevare le pessime sorti involutive in cui ci siamo avvitati, dovessi prendere lo spunto da un testo sapienziale tra i più antichi dell’umanità, mi rifarei a una brevissima upanishad, di soli diciotto versi, totalmente inauditi per l’uomo e la donna contemporanei.

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A chi pensa che il nostro tempo sia più gravido di conflitti e divisioni rispetto al passato, mi sento di rispondere che no, purtroppo la storia (quella che conosciamo) è tutta intrisa di conflitti e di sangue.
Oggi però vi sono due fattori che insieme possono innescare un’ecatombe, essi fanno la differenza tra passato e presente: lo sviluppo esponenziale della tecnologia e della popolazione.
Anche se la tecnologia ci viene propagandata come soluzione ad ogni problema, compreso quello della popolazione, la verità è che lo straordinario aumento quantitativo di entrambe ha creato un mondo “qualitativamente” diverso rispetto a quello che le ha generate.
Sappiamo che quando un fenomeno si espande nella quantità, ci sarà un punto di passaggio  a qualcosa di diverso;

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La Bhagavadgita, antico testo della tradizione indo-vedica, se non contestualizzato può diventare quanto di più pericolosamente totalitario per la libertà individuale e collettiva (di questo ne parlerò in altra occasione), allo stesso tempo contiene però un potenziale rivoluzionario oltre ogni immaginazione.
L’inizio dell’ultimo capitolo, il XVIII, nel tentativo di conciliare due tendenze evidentemente ben radicate in India nel periodo assiale dell’umanità, offre tre preziosi e concretissimi strumenti (yajna, dhana, tapas) e un’azione efficace (tyaga) per uscire dall’alienazione e centrarsi perfettamente nel sé.
La pratica spirituale ha una potenza straordinaria, ma quando smette di essere prassi liberatoria, si trasforma nella sua ombra: un potente strumento di potere e di controllo.

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L’emozione più profondamente radicata nell’essere, quella che smuove passioni travolgenti, è la paura, tra le diverse paure, ammalarsi e morire sono le più potenti e tengono in pugno ogni essere umano che nasca su questo pianeta.
Le confessioni religiose hanno cercato di dare un sollievo a questa voragine dell’animo umano, spesso usando subdolamente l’immenso potere che ne deriva per mantenere e accrescere la loro supremazia temporale.
Non so dire se ai tempi del covid, i media abbiano diffuso a piene mani la paura della morte per motivi commerciali o altro, sicuramente hanno rinforzato in modo esponenziale un sentimento che poteva essere gestito in modalità diverse e più ragionevoli. Quali ne siano le responsabilità, le radici del mondo che sta nascendo, sembrano essere immerse nella profondità di questa paura.

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Dedicato a quelli che ridicolizzano i vegetariani e la decrescita felice.
Atene e Gerusalemme, Socrate e Gesù, sono concordemente ritenuti i fondatori della civiltà occidentale.
In un paese cattolico come l’Italia, tutti abbiamo sentito parlare della vita austera e anticonformista di Gesù; né Gesù né Socrate hanno lasciato qualcosa di scritto, di Socrate però i suoi discepoli hanno tramandato un’immagine di uomo altrettanto “fuori dagli schemi”, coerente coi suoi principi, tanto da finire, come Gesù, per essere ucciso dai potenti del tempo.

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E con questo chiudo la perorazione in favore di Papa Francesco I

Dopo
la prima intervista del 2021, nella quale Papa Francesco afferma: “non so perché qualcuno dice: <no, il vaccino è pericoloso>, ma se te lo presentano i medici come una cosa che può andar bene, che non ha dei pericoli speciali, perché non prenderlo?»;
dopo
l’incontro dell’otto dicembre 2020 con Lynn Forester de Rothschild, fondatrice di “Inclusive Capital Partners”, un consiglio di 27 leader rappresentanti di banche e multinazionali di tutto il mondo con oltre 2,1 miliardi di capitalizzazione e 200 milioni di lavoratori che dichiarano di seguire “l’esortazione di Papa Francesco di ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, per farlo, i membri sono guidati da un approccio che fornisce pari opportunità per tutte le persone…”
Dopo queste uscite dicevo, credo che a qualcuno non piacerà questa mia ultima perorazione per Francesco I. E forse sbaglio io a fidarmi,

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Una cara persona mi ha detto che “In questa enciclica non si parla mai di Dio!”, dando così una spinta decisiva al mio desiderio di leggerla. “Fratelli Tutti” non è un trattato di metafisica per raffinati teologi, mi pare che come la precedente, “Laudato Sì”, abbia per alcuni cattolici un poco impietriti, il difetto di rivolgersi, nel linguaggio e nella sostanza, a un pubblico più ampio degli intellettuali e degli stretti osservanti.
L’accusa più comune è di voler piacere al mondo. Come?

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Fratelli Tutti?

Papa Francesco è veramente cattolico o è un giacobino vestito di bianco?

Secondo alcuni autodefinitesi “veri cristiani”, la fratellanza proposta da Papa Francesco nella sua enciclica “Fratelli Tutti”, risuonerebbe più di sacrilego giacobinismo illuminista che di “vera” cristianità.
Lasciamo ai “veri cristiani” la credenza per cui si dovrebbe definire “fratello” solo chi condivide da battezzato la fede cattolica, poiché anche gli “altri cristiani” non sono parenti così stretti, figuriamoci gli appartenenti a fedi diverse o addirittura i non credenti.
Questa diatriba tra cattolici potrebbe essere bellamente ignorata se non avesse delle importanti ripercussioni nella nostra vita di occidentali che,

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marco ferrini e graziano rinaldi

Ieri sera ho assistito via TV a canti devozionali eseguiti da musicisti e cantanti-devoti in presenza del loro maestro.
Stamattina, al risveglio, ho ricordato due sogni.
Nel primo mi recavo a trovare il maestro al quale erano dedicati i canti ascoltati la sera prima.  Vedevo tanta gente e udivo il clamore dei grandi raduni. Qualcuno mi ha accompagnato nel luogo dove avrei incontrato questo maestro: un’ampia pedana in un’atmosfera di pulizia e di luce, circondata da piante coltivate dentro a grandi vasi di terracotta.
Arrivato al suo cospetto, con sorpresa mi sono accorto che non si trattava della persona cercata:

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Sarà anche un papa che “piace troppo”, ma a qualcuno non piace proprio.
A sinistra si dice che non ha fatto abbastanza durante la dittatura dei militari argentini e che adesso è appoggiato dal “globalismo finanziario”; a destra è percepito come un Che Gevara argentino che ha svenduto la Chiesa al “mondo”.

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