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“Sono un pubblicitario: ebbene si, inquino l’universo.

Io sono quello che vi vende tutta quella merda.

Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai…

Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova.

C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente.

Farvi sbavare è la mia missione.

Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.”

Frédéric Beigbeder

Americano di origine tedesca, è stato uno dei pubblicitari più pagati del novecento, nel 2000 pubblica per Feltrinelli Lire 26.900, un romanzo su un suo alter ego e dal quale proviene questa citazione.marco ferrini

 

«La moltitudine di quelli che avevano creduto aveva un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua alcuna delle cose che possedeva.

Ma avevano ogni cosa in comune…

Infatti non c’era fra loro uno solo nel bisogno, poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o case li vendevano e portavano il valore delle cose vendute e lo depositavano ai piedi degli apostoli.

Quindi, si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno».

Capitolo IV, 32-35 degli Atti degli Apostoli Continua a leggere »

“Quando il Signore tuo Dio, ti avrà introdotto nella terra in cui stai per entrare per prenderne possesso e avrai scacciato davanti a te … sette nazioni più grandi e più potenti di te, quando il Signore tuo Dio, le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio.
Con esse non stringerai nessuna alleanza e nei loro confronti non avrai pietà. “
La parola tradotta come “sterminio” in lingua originale potrebbe essere tradotta anche come “soluzione finale”.ISLAM e marco ferrini
La citazione non proviene dal Corano, ma dalla Bibbia (Deuteronomio 7, 1 e 2), il testo su cui si fonda la tradizione giudaico cristiana nella quale viviamo da un paio di millenni.
La Bibbia è un libro violento o è la parola di Dio?
La Bibbia, come altri libri sacri, non è la parola di Dio.
La Bibbia per milioni di persone nel mondo contiene la parola di Dio, ma sono gli uomini, e le gerarchie ecclesiastiche in particolare, a proiettare la loro volontà di potenza usando lo strumento che conoscono bene (almeno letteralmente), ovvero le Scritture.
Come interpretare altrimenti l’assurda richiesta rivolta ad Abramo di sacrificare il suo unico figlio Isacco?
E quando nel libro di Giosuè, una volta presa Gerico, sottolineo, non durante la battaglia, ma dopo che gli israeliti si furono impadroniti della città “Votarono allo sterminio  (sic) tutto quanto c’era in città: uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini, tutto passarono a fil di spada”
Libro di Giosuè 6, 21
E Krishna che spende 700 splendide strofe per indurre Arjuna a combattere contro i cugini?
Un Dio guerrafondaio?
I libri sacri vanno “maneggiati” con cura, senza l’interpretazione di un maestro illuminato e compassionevole, se sono usati da ignoranti o peggio ancora da persone infatuate non dal Divino, ma dalle “voglie del mondo”, se non è la compassione e l’amore per la vita a guidare il cuore e la mente di chi ha responsabilità religiose, ma il desiderio di potere, si trasformano in armi micidiali.
Altro che sacro!
Mondano della peggiore specie, lo stesso che si respira nelle dittature, questo e non sacro!
Ovvero l’esatto contrario di quel che rappresenta lo spirito.
Poiché il corpo lo possiamo vivere anche come una condizione data sulla quale abbiamo poca discrezionalità.
Così anche la nostra psiche ci è stato dimostrato che è per gran parte condizionata da istanze inconsce.
Se c’è un aspetto nel quale invece possiamo esprimere tutta la libertà dell’essere è proprio quello spirituale, ed è proprio su questa libertà che intendono esercitare un potere totalizzante le religioni-dittatura.
Manteniamo la mente libera dai condizionamenti dei pappagalli televisivi e dai soloni che ci dicono come stanno le cose: non c’è mai stata nessuna guerra santa, né ora né ai tempi delle crociate; come dice il mio Maestro, non si tratta di guerre sante, ma di guerre d’ignoranza, e di malaffare, aggiungo io.
Alleniamoci alla libertà che è il vero ambito della spiritualità autentica.
Le mostruosità a cui siamo costretti ad assistere, sono da sempre un dato della storia umana dal quale non possiamo prescindere, appartengono a un tipo di umanità che vuole imporre la propria identità attraverso la contrapposizione/sopraffazione.
Incominciamo ad allenarci nella nostra personale palestra: nelle relazioni quotidiane.
Piuttosto che relazionarci erigendo il nostro ego come una fortezza di bronzo, cerchiamo l’armonia che scorre naturalmente intorno a noi.
E’ tutta una questione di predisposizione, e non dico che qualche volta (… spesso) non si prenda qualche ciabattata in faccia, anche di peggio, ma l’appagamento dell’agire bene è superiore alle ferite dell’ego.
Fidarsi: già verificato da alcuni famosi testimonial di 2.000 e 2.500 anni fa, come da molti altri meno noti.
L’umanità ha da cambiare… o da perire, questo è ormai chiaro a santi e briganti, solo qualche illuso non è ancora convinto.
Ci vorranno altrettanti millenni quanti ne ha impiegati dai babilonesi agli amerikani?
Il pianeta non lo sopporterebbe.
E’ certo.
Ma neanche lo tollererebbe quel Dio ignobilmente invocato dagli antichi e moderni ipocriti disprezzatori della vita che sotto le spoglie di preti e di fanatici, hanno strumentalizzato il sapere sacro per scrivere col sangue la storia dell’umanità.

Graziano Rinaldi

p.s. La Bibbia dice che le mura di Gerico  furono distrutte dal canto degli assedianti, gli archeologi ci dicono invece che Gerico non fu mai conquistata né distrutta dagli israeliti; anche della battaglia in cui partecipò Krishna in persona non ci sono prove archeologiche certe.
I testi sacri ci parlano col linguaggio del mito, solo falsi maestri, in realtà ottenebrati, possono pensare di far prevalere la lettera sullo spirito del testo. Questa è la mia personale opinione che si rifà ad un Maestro dei Maestri vissuto 2.000 anni fa e ad altri illuminati che ogni tanto vengono a farci visita… non inutilmente.

Chi veramente ama la vita, ne rispetta ogni sua manifestazione.
Nutrirsi di cibo col più basso impatto di violenza possibile è una scelta etica che solo gli esseri umani possono fare e per questo, a mio avviso, li qualifica sopra alla brutalità del naturalismo e del riduzionismo della scienza e della tecnica contemporanea.
Ma c’è un’altra questione che non troverete nei post sui social.
marco ferrini dharma
Ha a che vedere con la violenza degli esseri umani sull’ambiente e sulla vita in generale.
Avrete sentito parlare dalle menti più illuminate tra gli umani (perché gli altri sono ancora a dividersi su immigrati versus rifugiati e le sue conseguenze), del fatto che all’occidente sta tornando indietro una parte delle atrocità che sono state commesse e tuttora sono in atto in paesi lontani da noi.
Ma voi pensate che il dolore di una madre che non vede tornare a casa il figlio, la sofferenza di un uomo che assiste impotente allo spettacolo indecente dei corpi dilaniati dei propri cari, possa essere circoscritto dalla distanza geografica?
Pensate che l’orribile che accade riguardi quei luoghi dai nomi impronunciabili abitati da cenciose popolazioni post coloniali?
Il vostro timore riguarda qualche “estremista psicopatico” acquattato e già pronto a colpirci all’interno della fortezza?
Per una volta provate a considerare la cosa da un’altra prospettiva.
Immaginate ogni azione, qualsiasi azione, violenza, amore, solidarietà, esclusione, ecc. come delle onde, perché tali sono, onde psichiche, che non è che non esistano solo perché noi non le vediamo: che forse qualcuno riesce a vedere le onde magnetiche?
Queste onde non conoscono i confini degli stati, non si fermano davanti al fuoco delle armi né le bloccano i portoni blindati, esse penetrano anche nei bunker ultima generazione, perché non sono fatte di molecole.
Voi ne avete già fatto esperienza quando avete sentito un senso di benessere stando fisicamente accanto a qualcuno che vi ispira e disagio a frequentare persone ipocrite e forse lo avete studiato in Patanjali.
Se mai ci riuscite, provate ad immaginare la sofferenza che sta pulsando nel mondo, l’odio, il dolore fisico, la distruzione di ogni speranza di vita dignitosa per milioni e milioni di persone, di coscienze che soffrono.
E poi chiedetevi perché avete scelto di non mangiare altri animali.
La salute certo.
Ma la salute è materiale di risulta, il vero beneficio consiste nel limitare l’onda dell’ombra che avanza, contrastare l’oscurantismo che provoca sofferenza agli umani e agli altri esseri coi quali condividiamo questo minuscolo pianeta ai margini della galassia.
Il vero vantaggio sta nel collocarsi dalla parte luminosa del rispetto e dell’amore che si sviluppa attraverso la compassione e la responsabilità.
Qui sta il vero benessere fisico, psichico e spirituale, nel dimorare coscientemente nell’Uno di cui facciamo tutti inevitabilmente parte.
E la religione, il credo politico, le conoscenze scientifiche, lo status sociale, o sono in questa lunghezza d’onda o vanno abbandonate.
Graziano Rinaldi

A meno di 36 ore dalla strage di Parigi, il pensiero e il cuore va a chi non vedrà mai più tornare a casa la persona cara, ai corpi mutilati negli ospedali.
Da 70 anni non c’è più stata una guerra tra i paesi occidentali, è un record storico, non dimentichiamolo e cerchiamo di passarlo positivamente alle future generazioni: noi ci siamo abituati alla pace e questo, per come la vedo io, è civiltà.
parigiLà fuori, nel mondo intorno a  noi, quotidianamente ci sono bombardamenti e sparatorie e qualcuno si fa esplodere al mercato, tutto questo dolore e l’enorme sofferenza umana di esseri che hanno un cuore e due polmoni come noi, non è nè lontana né qualcosa che non ci riguarda.
Quello che è successo a Parigi, come a New York l’undici settembre, sono azioni di guerra, a differenza di quello che vediamo sugli schermi il sangue e il dolore sono reali e s’incidono nella carne viva e nelle ossa rotte delle persone. Continua a leggere »

E’vero che Ascoltando le storie del Mahabharata, l’uomo contemporaneo può ancora imparare molte cose utili per rendersi la vita più piena e soddisfacente, specialmente se coadiuvato dal commento di un maestro spirituale, ovvero di una persona che questi insegnamenti li ha ben assimilati.
Ma a mio avviso non è questo il focus dei racconti epici che hanno accompagnato la storia dell’umanità.
felicità
Se fosse soltanto una questione di insegnamenti morali-psicologici/come vivere bene nel qui e ora, ridurremmo le grandi narrazioni come il Mahabharata, l’Odissea, il sumero Gilgames e finanche l’Antico Testamento a testi didascalici, precetti morali per educare buoni sudditi.
Sarebbe come parlare di una pianta d’olivo nei termini di quanto olio può produrre, della sua qualità e di altre caratteristiche chimiche come l’acidità ed il sapore.
Avete mai provato a sostare qualche minuto in contemplazione di una vecchia pianta d’olivo?
L’emozione che vi ritorna è quella di una contabilità agronomica?
Quel “molto di più” è il sacro.
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Mi piace leggere ed ascoltare il Mahabharata, soprattutto con i commenti di Matsyavatara (Marco Ferrini), anche se non credo che le vicende narrate siano realmente accadute, o almeno non così come sono raccontate.
Comprendo e non considero una semplice ingenuità che qualcuno percepisca questi racconti come veri, trovo anche che la cosmogonia dell’India classica non sia più stravagante di quella accettata dai tre monoteismi medio orientali, semmai più articolata e variopinta. E qui scatta il riflesso condizionato marco ferriniche mi fa associare il medio oriente a società meno complesse e soprattutto meno affluenti (nel senso di meno “ricche” socialmente ed economicamente) rispetto alla mitica società vedica, quell’India da cui provenivano le spezie e i gioielli, le stoffe e una gran quantità di merci pregiate che viaggiavano insieme alle schegge di una cultura già pienamente matura ed evoluta quando ancora Roma non era che un passaggio da una sponda all’altra del Tevere. Continua a leggere »

Negli anni settanta ho trascorso l’adolescenza e la giovinezza in un paese che dista pochi chilometri da Firenze. In quei tempi e da quelle parti si praticava un bipolarismo perfetto: o la parrocchia o la casa del popolo.
Per quanto gran parte dei miei amici fossero comunisti sfegatati come si usava negli anni settantpost su Marco Ferrini matsiavataraa, conservavo anche amicizie più vicine alla sagrestia. Quello che mi faceva riflettere, facendo nascere in me incertezze mai sopite, era il fatto che mi parevano più rivoluzionari certi miei amici che si dichiaravano cattolici piuttosto che gli scapigliati giovani dei circoli ARCI.
La vita poi ci ha sparpagliati tutti quanti, sedicenti comunisti e praticanti cattolici e quando rivedo i volti ritoccati, talvolta sfregiati dal tempo di vecchie conoscenze, sento un moto di tenerezza e di timore insieme: com’è stato declinato nella vita di queste persone l’anelito giovanile alla libertà, alla giustizia e alla fratellanza universale che andavano cercando?
Lascio cadere qui la controversa questione psico-sociale e vado dritto verso il cuore della questione: cosa c’era di estremo nella visione dei giovani della parrocchia che me li faceva percepire così radicali?
E’ risaputo quanto siano rivoluzionarie le parabole evangeliche, ma quel “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” era sempre stata nel mio immaginario il contraltare teorico di una Chiesa storica oppressiva ed oscurantista, tutt’altro che spirito, era per me rappresentata da quei preti che stavano sempre dalla parte sbagliata.
Però, quando ancora adolescente, conobbi un giovane pretino che ci invitava in parrocchia per giocare a pallone, Continua a leggere »