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            Nel presente momento storico, la parola “libertà” sembra avere innumerevoli e contraddittori significati, il suo valore semantico si è talmente annacquato che ognuno la tira come gli pare. Per riallacciare alcuni fili del discorso, partirò da due autori e due opere della classicità, rispettivamente occidentale e orientale:
Dante Alighieri, la “Divina Commedia”, una formidabile sintesi in forma poetica della filosofia e della civiltà occidentale, attualissima sorgente di feconda ispirazione per chiunque desideri vivere da uomo e donna libera.
Patanjali, Yoga Sutra, centonavantasei sintetici aforismi  di filosofia e prassi per gli esseri umani che aspirano alla libertà come viatico alla realizzazione spirituale.

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Shrila Prabhpada è stato in occidente il messaggero di una tradizione religiosa tra le più antiche dell’umanità, nonché fondatore di uno dei movimenti spirituali più autorevoli del XX secolo, egli aveva una precisa idea di società ed era portatore di una critica ai fondamenti della contemporaneità.
Pier Paolo Pasolini, travagliato poeta e testimone di un recente mutamento antropologico italiano, ha dato voce ad una critica radicale al cosiddetto “boom economico” del dopoguerra.

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Definizioni di complottista:

1. Chi organizza complotti.

2. Chi interpreta ossessivamente ogni evento come un complotto o parte di un complotto.

3. … Troverai la terza definizione alla fine dell’articolo.

Platone.

                Nonostante per Platone avesse un significato ben più profondo, il Mito della Caverna contenuto nel libro VII della “Repubblica”, può essere considerato come fondativo della civiltà laica occidentale.
Limitandoci ad esaminare il breve dialogo socratico alla mera lettera, esso ci mostra la metafora di un’umanità inconsapevolmente prigioniera all’interno di una caverna, incatenata e adorante delle proprie catene.
Nell’oscurità dell’antro platonico si svolge il più grande misfatto ai danni dell’umanità: vittime ignare subiscono l’inganno di uomini che fanno baluginare davanti agli occhi dei coatti le ombre di immagini da loro appositamente create per tenerli prigionieri:


In ogni caso riterrebbero <i prigionieri> che il vero non possa essere altro se non le ombre di quelle cose artificiali”.  Poniamo, dice Platone, che qualcuno riesca “a levare lo sguardo in su verso la luce… non credi che egli si troverebbe in dubbio..?”

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Ho sentito parlare del fondatore della ISKCON, lo Swami Shrila Prabhupada che dopo aver commentato il quinto capitolo del Bhagavata Purana fu colpito da un infarto.
Leggendo più volte le sue note, sono passato dal giudizio all’affetto.
Quest’uomo ha trasformato la sua vita nella “missione impossibile” di convertire i materialisti occidentali e i karmi indiani ad una visione intima della divinità, talvolta usando parole infuocate, dure, inattuali, come nel caso delle donne e degli shudra (in pratica la quasi totalità della popolazione contemporanea).
In un mondo che stava fieramente imboccando il largo sentiero del relativismo e dell’eclettismo, attraverso il commento alle parole di Narada (maestro spirituale di Vyasadeva),

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Anime Triste

I più spregevoli dannati nell’inferno dantesco, non sono i traditori dei benefattori, bensì le “anime triste di coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”.
Le poche terzine dedicate alla folta schiera di questi sciagurati chiamati ignavi, sono normalmente interpretate come manifestazione del carattere e della vita di uomo che non esitò a schierarsi in una Firenze al colmo di drammatiche tensioni sociali e politiche.
La Commedia è un’opera sublime che, costretta nelle maglie di ferro della cultura accademica, è stata depotenziata del suo senso più alto e derubricata a “grandiosa opera letteraria”, imbalsamata come una bestia rara, annoiando generazioni di studenti.

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Homo naturalis?

Una breve riflessione da un incontro del mercoledì, satsanga con gli amici vicini e lontani dell’isola d’Elba e non solo.
Riflettendo sulla domanda di Marco a proposito della saggezza che deriva dal contatto diretto con la natura, ho pensato di integrare la risposta.
Non tanto tempo addietro feci io stesso una domanda simile al mio Gurudeva Matsyavatara.
Non riporterò la sua risposta, perché la stessa domanda in contesti diversi necessita di risposte diverse.
Pertanto mi sento di condividere questa mia riflessione con tutti voi e con Marco in particolare, che ringrazio per aver dato questo prezioso spunto.
La natura è la nostra scuola primaria.
Vivere una buona relazione di integrazione con l’ambiente naturale “rilega” e armonizza frammenti importanti della nostra personalità, chiunque ne abbia avuto un minimo di esperienza sa di cosa parlo.

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                Bergamo, marzo 2020, ospedale Papa Giovanni XXIII, nel pieno dell’epidemia due medici, Aurelio Sonzogni e Andrea Gianatti, decidono di non rispettare la circolare del Ministero della Sanità e praticano autopsie sui deceduti per covid, scoprendo che più dell’infezione polmonare i decessi erano provocati da coagulazioni del sangue, trombi.
Maggio 2020, esce uno studio della rivista Lancet che induce l’OMS a sospendere l’uso di idrossiclorochina, un antinfiammatorio utilizzato nella cura del covid. Pochi giorni dopo 180 ricercatori scrivono alla prestigiosa rivista scientifica esprimendo dubbi sulle modalità dello studio. Il farmaco che deve essere usato nella fase iniziale della malattia, era stato somministrato a pazienti già ricoverati in ospedale, ottenendo l’effetto opposto.

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Quando ero bambino i medici, nei loro camici bianchi, mi apparivano come esseri generosi, depositari di saperi esoterici, e se non mi avessero schifato le pratiche troppo corporee e, col passare degli anni, una visione meno ingenua della professione, avrei volentieri dedicato la vita a questa attività.
Adesso che ho fatto tutt’altro, vedo che avevo della medicina una visione “religiosa” e idealista.
L’idealismo si è infranto presto negli evidenti segni di avidità dei suoi rappresentanti, allorché mio padre si ammalò gravemente.

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Se non siamo attratti da un crudele feudalesimo tecnologico e distopico, dovremmo seguire la strada opposta e, come già detto nell’articolo “Non c’è più religione?”  fare una vera e propria rivoluzione (=ritorno al punto di partenza).
Se per risollevare le pessime sorti involutive in cui ci siamo avvitati, dovessi prendere lo spunto da un testo sapienziale tra i più antichi dell’umanità, mi rifarei a una brevissima upanishad, di soli diciotto versi, totalmente inauditi per l’uomo e la donna contemporanei.

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A chi pensa che il nostro tempo sia più gravido di conflitti e divisioni rispetto al passato, mi sento di rispondere che no, purtroppo la storia (quella che conosciamo) è tutta intrisa di conflitti e di sangue.
Oggi però vi sono due fattori che insieme possono innescare un’ecatombe, essi fanno la differenza tra passato e presente: lo sviluppo esponenziale della tecnologia e della popolazione.
Anche se la tecnologia ci viene propagandata come soluzione ad ogni problema, compreso quello della popolazione, la verità è che lo straordinario aumento quantitativo di entrambe ha creato un mondo “qualitativamente” diverso rispetto a quello che le ha generate.
Sappiamo che quando un fenomeno si espande nella quantità, ci sarà un punto di passaggio  a qualcosa di diverso;

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