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Posts Tagged ‘matsyavatara’

Il Mahabharata Aiuta Qui e Ora

Si è appena concluso a Volterra (splendida città che meriterebbe di essere visitata anche solo per ammirare il capolavoro del Rosso Fiorentino, una deposizione assolutamente rivoluzionaria) il quarto seminario di Marco Ferrini (Matsyavatara) sul Mahabharata.
Io capisco coloro che manifestano un certo stupore nell’apprendere che qualcuno possa trascorrere la settimana di ferragosto ad ascoltare la più celebre narrazione della classicità indiana, anziché stendersi su una bella spiaggia mediterranea.
Ma c’è un’utilità che nessuna spiaggia di questo pianeta può procurare e che invece potrete trovare in questi incontri: un aiuto concreto per la vita di tutti i giorni, quando le ferie finiscono e ricomincia la routine.SKART_ROSSO-FIORENTIVO_ROMA-960x500
Se siete fortunati, o lavorate o percepite una rendita, può andarvi peggio ed essere senza arte né parte. In tutti i casi, ogni giorno, ce la dobbiamo vedere con una quotidianità che non sempre si presenta come un’esaltante cavalcata nelle verdi praterie del Grande Spirito. Ad ogni passo una relazione compromessa o una circostanza imprevista ci risucchia nel vortice di un qui e ora che c’impegna e c’affatica.
Nel 1964 uscì L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse, un classico degli anni sessanta, nel quale l’autore sottolineava come la libertà dell’uomo contemporaneo fosse ridotta alla libertà di scegliere tra molti prodotti da consumare, delineando il profilo di una società meno brutale dei totalitarismi della prima metà del secolo, ma altrettanto unilaterale e totalizzante. A questa brillante analisi, come spesso succede tra i contemporanei, non ha poi corrisposto un’altrettanto valida via d’uscita. (altro…)

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Marco Ferrini ha tradotto i quattro principi regolatori di Prabhupada con “I quattro principi della libertà” e più volte ne ha spiegato i motivi; ricordo che essi sono: 1. non mangiare carne; 2. non fare sesso illecito; 3. non fare uso d’intossicanti e 4. non giocare d’azzardo.

Non mangiare carne l’ho sempre trovato naturale per chi pone alle fondamenta della propria vita ahimsa (non nuocere); non fare sesso illecito inizialmente l’avevo inteso nel senso di astenersi da rapporti fuori da una relazione in qualche modo istituzionalizzata: ho impiegato qualche tempo a capire che la giusta interpretazione era che la sessualità fosse collegata con la riproduzione. Non c’è bisogno di essere dei freudiani di ferro per capire che la sessualità è la modalità più diretta di scaricare la libido, la quale potrebbe essere declinata diversamente. L’argomento è da approfondire ed in seguito mi piacerebbe discuterlo nel blog, personalmente penso debba essere trovato il giusto equilibrio tra non repressione e gestione creativa della sessualità, in questo il maestro può aiutare. Quando ho esposto ironicamente a Matsyavatara das (das sta per servitore) la mia opinione dicendogli che se i principi regolatori (della libertà) fossero tre invece di quattro avrebbe avuto migliaia di discepoli, pensavo di aver fatto una battuta decente, ma lui prontamente mi rispose: “e che tipo di discepoli sarebbero?”. Mi fece riflettere.

Non fare uso d’intossicanti lo trovavo del tutto naturale e me lo spiego tuttora col fatto che Prabhupada si era trovato a predicare ai giovani americani della fine degli anni sessanta, era uno Yama (astensione negli Yoga Sutra di Patanjali) ovvio e necessario che non aveva bisogno di tante spiegazioni.

Invece il fatto di proibire il gioco d’azzardo mi è sempre parso qualcosa di ridondante e per questo mi sforzavo d’interpretarlo metaforicamente, per esempio nel non mettere “in gioco” cose importanti come la vita con sport estremi e spericolatezza in genere, nell’economia con l’astenersi dalle speculazioni finanziarie, ecc. (altro…)

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Le belle giornate invernali all’isola d’Elba non ci hanno distratto neanche un pò dal tema dei due capitoli.  Come per una buona digestione è necessario masticare a lungo il cibo, così nella Bhagavadgita Krishna ritorna sui temi cruciali fino a quando Arjuna non li abbia completamente metabolizzati: la prakriti e la relazione col purusha, qui si trova il segreto della libertà di ciascun essere incarnato, nella conoscenza delle caratteristiche della materia e del soggetto che la sperimenta.Il rapporto materia-spirito ha percorso da sempre la storia dell’umanità con conseguenze enormi sulla vita individuale e sociale di tutti i popoli che hanno abitat o questo pianeta, se è vero che già i nostri cugini neandertaliani facessero riferimento ad istanze trascendenti. Tra le innumerevoli questioni affrontate durante il seminario, vorrei sinteticamente esaminare le differenze, se ci sono, tra la visione proposta dalla Tradizione rappresentata da Marco Ferrini e quella occidentale. (altro…)

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CORDE INVISIBILI

Durante una breve passeggiata col Maestro Marco Ferrini (Matsyavatara) gli ho sottoposto la mia resistenza nel sentir parlare di reincarnazione: se da una parte mi appare più logica e convincente l’idea della vita che scorre anziché del blocco e dell’ex novo tabula rasa, qualcosa, inesplicabilmente, dentro di me si oppone alla piena ricezione di quest’idea che pure la ragione accetterebbe volentieri.

Nella ricerca spirituale, come nell’analisi psicologica, sembra che si debbano indagare quali siano le convinzioni profonde che ispirano un desiderio, un pensiero e, infine, l’azione, conoscere i paradigmi sui quali poggiano le nostre convinzioni.

Personalmente ho sempre pensato di essere un laico, parola che contiene una realtà molto composita, Personalmente ho sempre pensato di essere un laico, parola che contiene una realtà molto composita, pertanto spiegherò che in questa mia laicità è sempre stata prevista un’idea non solo tollerante verso le tradizioni religiose, ma di sincero ed ammirato interesse. Ovviamente mi ripugnano i comportamenti non compassionevoli e mi indignano

le lotte di e per il potere da parte di chi dovrebbe portare la luce dello Spirito. Aggiungiamoci una mentalità spostata più sullo scetticismo (altro…)

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L’ imponente palazzo cinquecentesco che ci ospita è nato come chiesa e poi trasformato in ospedale, infine, durante la presenza francese all’isola d’Elba, tra il settecento e l’ottocento, diventò caserma. Oggi è la sede di un centro di documentazione storico dell’Elba e al primo piano, nella sala più vasta, c’è l’auditorium che funziona anche come cinema per la città di Portoferraio.

La professoressa di filosofia che ha organizzato l’incontro tra Marco Ferrini (Matsya Avatara das) e gli studenti del locale liceo classico e scientifico, parte con un’introduzione tanto spontanea quanto efficace, introducendovi anche elementi biografici attinenti alla sua trasformazione interiore dopo la conoscenza di Matsyavatara Prabhu. Dalla grande scalinata estera in calcare rosa e grigio continuano ad affluire a frotte studenti, che prima di entrare nel bel cortile del palazzo sostano qualche istante nella luminosa piazza d’armi di fronte alla vecchia caserma, proiettata nella sua splendida semplicità sullo specchio di mare dell’antico porto cinquecentesco, cuore della Portoferraio fondata nel 1548 da Cosimo I De’ Medici. Presto la grande sala si riempie, prima i posti al centro e poi quelli in fondo: gli studenti sembra non vogliano avvicinarsi troppo al tavolo dei conferenzieri. Forse per questo Marco Ferrini si alza e scende dal palco per andare tra i ragazzi.

La mia impressione è che abbiano partecipato circa trecento persone. Mi siedo nell’ultima fila e osservo i gruppi di studenti. (altro…)

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“E’ duro morire di maggio…” cantava Fabrizio De André, ma non è neanche facile vivere in carcere quando la primavera è al culmine. E proprio ieri, 18 maggio, per la prima volta, ho messo piede in un carcere italiano, insieme a due amici e a Marco Ferrini (Matsyavatara das) per un incontro con detenuti studenti.
Un gigantesco agente ci ha subito annunciato che non sarebbe stato possibile usare amplificazione: questo avrebbe compromesso il fragile apparato fonatorio di Marco Ferrini impedendo una buona riuscita dell’incontro. Alle nostre pacatissime, ulteriori richieste un secondo agente, meno imponente e più diplomatico, ci ha con rigida gentilezza invitato a considerare la priorità del luogo: la sicurezza ed il rispetto delle procedure. Rassegnati e un po’ preoccupati ci siamo diretti nella zona di clausura ed infine nella più ampia tra le minuscole aule scolastiche del carcere. Credo di non essere un tipo particolarmente sensitivo e meno ancora sentimentale, ma vi assicuro che fin dai primi passi dopo la porta d’ingresso ho provato una pesante emozione.
Era solo l’inizio. (altro…)

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Seconda lezione del seminario agosto 2010

I due terzi di questa lezione sono stati dedicati alla descrizione degli antefatti che portano al dialogo tra Krishna ed Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra. E’ interessante che la premessa sia stata una precisazione sul metodo di “narrare” l’epica mahabharatiana. In questa narrazione Marco Ferrini si è calato nel ruolo di successore di una linea di maestri che si riconoscono all’interno di una sampradaya (scuola di pensiero) e parlando come Matsya Avatara, discepolo iniziato da S.Prabhupada, ci dice che all’interno della tradizione, di qualsiasi tradizione, sarebbe bizzarro fino all’eterodossia “scoprire” qualcosa di nuovo nelle scritture; a differenza della scienza, dove si dà valore alla scoperta, nella tradizione l’innovazione vale si ma nel linguaggio che consente di trasmettere lo stesso messaggio in contesti e tempi diversi. Non è una questione di rigidità, è che la tradizione conserva il precipitato della conoscenza accumulata durante innumerevoli generazioni, il suo compito consiste nel tramandare una verità rivelata, non umana (apaurusheya), che non è soggetta alle dimensioni di tempo e spazio, anche se deve farlo in luoghi e tempi ben determinati. Data questa premessa è stato molto coinvolgente ascoltare per più di un’ora e mezzo le vicende dinastiche dei vari imperatori e semidei che si sono succeduti fino ai cinque fratelli Pandava.

A proposito dei personaggi passati in rassegna da Marco Ferrini nel breve accenno alle complesse vicende del Mahabharata, viene da riflettere sulla natura duale dei principali interpreti di questo grandioso affresco della classicità indiana: (altro…)

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