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Posts Tagged ‘marco ferrini’

Chi è Tat?

woman in brown scoop neck t shirt

Photo by Arvind shakya on Pexels.com

La parola inglese that ha una certa assonanza col vocabolo sanscrito tat.
Sarà una coincidenza ma a distanza di millenni e di migliaia di chilometri, that e tat significano entrambi “quello”.
Gli antichi maestri vedici, per quanto illuminati e poeti raffinatissimi, non sono riusciti a dire più di Tat per indicare “quello”.
“Quello” è talmente pieno di senso che non è possibile definirlo, è letteralmente incontenibile, nel senso di debordante.
Tat appartiene ad una categoria altra, nel sacro è il sancta sanctorum, il giardino nascosto dal quale emanano gli universi visibili e quelli invisibili.
Noi contemporanei, avendo sviluppato come mai prima d’ora, una straordinaria capacità di analisi, lo chiameremmo Sé, Dio, l’Uno, ma è anche il tutto… e scopriamo che la mente non può seguire il ragionamento.
Tat è l’origine, il mezzo e la fine.
Le upanishad ci rimandano insistentemente alle corrispondenze tra micro e macro, ci insegnano che ciò che non si vede è all’origine del manifestato, ci fanno capire che non basta “essere” qui e ora col corpo e con la mente, anche se avessimo l’intelligenza più acuta tra gli umani, dovremmo esserCI per entrare nella dimensione del tat, dovremmo percepirCI in quell’essenza che è in comunione col tutto, che E’ tutto.
In questo senso Dante apre uno squarcio di luce nell’ultimo canto del Paradiso:
“Nel suo profondo vidi che s’interna legato con amore in un volume, ciò che per l’universo si squaderna…”
Il Poeta ha dovuto percorrere 99 canti, dalla selva oscura, giù per l’inferno, poi su per il purgatorio e infine volare nei sette cieli, prima di poter ficcar lo viso per la luce etterna, ma solo per un attimo, perché l’umano non sopporta a lungo il sacro.
E noi?
Noi che ci arrabattiamo per dare un’organizzazione decente alla quotidianità, che speranza abbiamo di percepire l’Uno nel molteplice?
Come può il nostro intelletto affacciarsi a quella luce senza accecarsi?
E’ sufficiente un’integrità morale rigorosa e la coerenza di chi pratica ahimsa?
La liturgia degli esercizi spirituali, ha davvero il potere di farci vedere il mondo dall’altra parte della finestra?
Non è scienza d’esperienze (esperimenti) ripetibili, siamo al centro del mondo soggettivo, quel che vale è ciò che si può esperire: ognuno può riferire solo per l’esperienza che ha fatto, come Dante novecento anni fa.
Non è una questione di tempi storici, né di cultura, forse la poesia e l’arte più in generale, possono dialogare col sacro senza bruciarsi.
E chi poeta non è?
Quelli come noi, buttati nell’universo senza nessuna protezione, nudi di fronte alla morte, armati di ridicole credenze compensative, che possono?
Ognuno trovi la sua strada, il suo maestro, le credenze che gli piacciono di più, è bene che rimanga questa libertà.
Personalmente penso che senza la supervisione di una persona realizzata, senza una conoscenza di base sui cardini dell’esistenza umana (non contemplata nella scuola dell’obbligo, tantomeno in quella superiore), senza principi etici ben collaudati e senza coerenza e umiltà, sia come lo sbattere d’ali di un uccello in gabbia.
Ma se non riusciamo a trovare una strada maestra, almeno mettiamoci in cammino per i sentieri che conosciamo.
Mi pare che questo volesse dire Francesco nel Cantico delle Creature.
Di fronte all’inesprimibile tat, nullu homo ène dignu te mentovare, almeno lodiamo e rispettiamo il Creato e le sue creature: laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, tra le quali, non dimentichiamolo, ci sono anche gli umani.
La nostra mente non è recipiente capace del sacro, lo sia allora della compassione!
In ogni particella del creato noi possiamo trovare un senso più alto, nella sua complessità e bellezza, nella grandiosità come nelle dure leggi della natura c’è una corrispondenza tra noi e l’universo che non siamo più abituati a percepire, schiavi di una follia narcisista, penetrata talmente all’interno del cuore umano, da partorire sogni tanto megalomani quanto insensati.
Fomentati nell’animo da una tecnica raffinatissima, cerchiamo la felicità ed otteniamo solo eccitazione, poiché senza com-patire col resto del creato, è come seminare sulla nuda roccia.
Se il nichilismo è mancanza di un fine, l’amore è ritrovare il senso della vita nelle infinite relazioni col creato, all’interno di un ordine cosmico che non dipende da noi, né possiamo modificare con nessuna tecnica, ma col quale certamente possiamo dialogare cum grande humilitate.
Graziano Rinaldi

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Il Maestro è fatto di Carne e Sangue

E non solo, è anche dotato di una mente umana, non è neanche un mago, e mi metterebbe a disagio se frequentasse il piano inclinato dei miracoli, perché non saprei distinguere se quel piano fosse rivolto verso l’alto o verso il basso.
Un Maestro è un uomo o una donna che soffre e gioisce come noi, che si ammala e che deve curare il corpo e la mente come gli altri della sua specie.
Ma neanche è una persona normale.
Prima di tutto perché essere “normali” in questa età del ferro è offensivo anche per le persone veramente normali come me e come te che stai leggendo. Soprattutto però, per quel che ho potuto realizzare, Marco Ferrini“Maestro” significa propriamente “collegamento”. Il Maestro, che nel mio caso è appunto una persona in carne ed ossa, ovvero Marco Ferrini Matsyavatara Das, è colui che frequenta il confine tra terra e cielo, da questa sua capacità d’appartenere contemporaneamente ai due mondi, deriva per noi seguaci una possibilità evolutiva.
In termini più generali il Maestro ispira, vi prego di non sottovalutate questo verbo, dentro ci sta il sale della vita, una vita non ispirata non è vera vita.
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Pregare nel Vento

Nella vita di ogni essere, come in quella di un popolo, accadono cose che destabilizzano, apparentemente ingiuste, enormi ed inspiegabili: pare davvero che la vita in quanto tale non vi possa prescindere. Del resto il fatto stesso che vita faccia paio con morte, dovrebbe metterci sull’avviso.
Ogni epoca ha voluto/dovuto spiegare il grande paradosso ed il termine che più ricorre è quello di destino. Anche nel Mahabharata c’è un continuo riferirsi al destino. pregare nel ventoNonostante il Maestro precisi ogni volta quanto questo destino non sia una potenza arbitraria di un Dio capriccioso, piuttosto le risultanti di karma e di tendenze inconsce, quando dai racconti mitologici si passa alle dure prove della vita, l’impressione di essere soverchiati da un magma incontenibile, di fronte al quale l’io non ha nessuna possibilità di resistenza, allora, senza un concreto passaggio esperienziale, le assicurazioni logiche o religiose evaporano come neve a contatto con la lava. (altro…)

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Dharma & Autostima

Finito ieri il 6° seminario sul Mahabharata, la grande epica indiana che dovrebbe essere insegnata nelle scuole insieme all’Iliade e all’Odissea. Noi siamo stati fortunati, poiché la narrazione del secondo libro del Mahabharata da parte di Marco Ferrini, è stata introdotta ed integrata con continui riferimenti all’epica greca degli omeridi.
Aldilà degli aspetti letterari e mitologici che pure varrebbero da soli di dedicarvi anche le ferie d’agosto, oltre quelle natalizie,Marco Ferrini_Mahabharata questo seminario ha ispirato in me e mi pare anche in molti partecipanti coi quali ho scambiato opinioni, innumerevoli nuovi punti di vista sull’umanità e sulla vita.
Tra tutti ne scelgo uno che forse non è neanche il più alto, ma dal mio punto di vista è stato assai illuminante.
Siamo ai prodromi di una guerra disastrosa somigliante alla fuga di Elena con Paride che scatenerà la furia Achea. Il principe Yudistira è uomo “buono e giusto”, mai verrebbe meno ai doveri impostigli dal ruolo e dall’aderenza ad una tradizione che significativamente si fa chiamare Sanatana Dharma, dove sanatana significa eterno e dharma potremmo tentare di tradurlo con diritto naturale, etica universale, leggi naturali di questo universo, ecc. ecc.
Invitato dalle più alte autorità della Tradizione a diventare imperatore del mondo per le sue caratteristiche semidivine, Yudistira deve far celebrare un sacrificio appartenente ad un’era precedente, nel quale era prevista anche una prova ordalica. (altro…)

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Il capitalismo come religione

Narrando il Mahabharata, il maestro Marco Ferrini, tra le altre cose, ci sta prospettando anche un’idea dell’universo molto differente da come in occidente ce lo siamo immaginato per millenni. Quando, nella metà del XIX secolo, Charles Darwin propose la sua teoria evoluzionista, fu deriso e combattuto. In Europa in quello stesso momento, stava trionfando l’imperialismo coloniale e l’Inghilterra, patria di Darwin, faceva la parte del leone. capitalismo come religioneLo scetticismo rispetto alla teoria del barbuto naturalista durò poco, poiché presto venne assimilata dall’establishment l’idea centrale della teoria, secondo la quale gli organismi si adattano all’ambiente attraverso una selezione “naturale”. Non pareva il vero all’aggressivo capitalismo colonialista del tempo (non meno di oggi), avere una sponda ideologica così ben strutturata! Il predominio dell’occidente sul resto del mondo trovava nel darwinismo la legittimazione della sua “naturale” supremazia. Quella che era nata come un’idea per spiegare i processi biologici dell’evoluzione delle specie, presto si trasformò in un’ideologia che verrà applicata non solo nei confronti dei popoli colonizzati, ma anche all’interno delle società occidentali, prendendo il nome di darwinismo sociale. (altro…)

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Siamo ormai a meno di un mese dal quarto appuntamento col Mahabharata, a Volterra, tra Pisa e Siena. Son qui a chiedermi quali emozioni mi suscitò l’ultimo seminario e … ricordate la canzone di Franco Battiato? La mia impressione è che Marco Ferrini nel seminario di primavera abbia parlato proprio di questo: ci sono leggi che regolano l’universo e l’amore è la legge suprema.BattiatoAscolta la canzone di Battiato-Consoli
Ma quanti fraintesi su questa parola di cinque lettere!
L’ultima lettura del Mahabharata fatta dal Maestro, attraverso la storia del re Jajati, ci ha fatto riflettere sulla morte e sul dharma. La morte come ultima di un’infinita quantità di prove propedeutiche, innumerevoli morti che l’essere umano deve affrontare da vivo: morte di relazioni, di convinzioni, di illusioni, morti necessarie per far spazio a successive rinascite, a quell’evoluzione della coscienza che altrimenti non potrebbe darsi. Non sempre ciò che ri-nasce è migliore di quello che muore, non è una questione di migliore o peggiore, (altro…)

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Tenere in Vita l’Immortale

Se ho deciso di trascorrere le vacanze di Natale ascoltando il MahaBharata dalla voce del Maestro Marco Ferrini, vuol dire che ho pensato di trarvi più beneficio che a fare qualcos’altro, per esempio le montagne innevate mi piacciono molto…
Le mie personali aspettative sono state soddisfatte, ma che vantaggio ne trae la comunità umana nel suo insieme?
Mentre ascoltavo il Maestro ho avuto l’immagine di una poderosa biblioteca, ricolma di libri polverosi, non sempre in buone condizioni, somigliava ad una necropoli, con tante tombe una di fianco all’altra. In questi sepolcri (altro…)

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