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Posts Tagged ‘Cultura vaishnava’

Quarta lezione di Marco Ferrini seminario di Villa Vrindavana del 02 agosto 2010 (mattino).

Mi sono chiesto più volte come fosse possibile che le società tradizionali, solitamente imperniate su valori religiosi, potessero così facilmente convivere con crudeltà e degradazioni d’ogni genere.

Pensavo che senza l’affermazione della compassione come motivazione centrale nelle relazioni col mondo e con gli altri esseri, umani e non, non vi potesse essere un’etica accettabile. Vero è che in forme e nomi diversi, questa virtù è sempre stata enunciata a fondamento di ogni tradizione religiosa, anche se adattata alle categorie sociali e storiche in cui si era sviluppata, nella classicità poteva ascriversi sotto il titolo di “magnanimità”, nella cristianità come “carità”, per non parlare del ruolo che ha nel buddismo. Ma è stato un dialogo con Matsya Avatara che ha aperto un varco nella mia mente e mi ha spinto a ribaltare una visione stereotipata del mondo e della società, anche se certe cosiddette “intuizioni”, ne son certo, non nascono dal nulla e pure se appaiono come uno scatto rispetto a ciò che sembrava stabilmente acquisito, esse provengono da un lavorìo non sempre ben evidente sebbene reale.

Non riuscendo a distinguere quanto di ciò che conoscevo fosse il frutto di una mia personale riflessione (altro…)

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Prakriti e Purusha.

Scogliera occidentale dell'isola d'Elba. foto G. Rinaldi

(Prima lezione di Marco Ferrini al seminario inverno 2010 all’isola d’Elba)

Nella prima lezione Marco Ferrini riflette sull’importanza della ricerca del sé, sul fatto che una certa quantità di persone si stanno dedicando a quei temi esistenziali che fanno la differenza tra una vita all’impronta della consapevolezza e una vita proiettata all’esterno.
Commentando il 7° capitolo della Bhagavad Gita, Marco Ferrini spiegherà nel dettaglio la “fisiologia” e la psicologia di chi si avvicina alla ricerca spirituale e di coloro che non ne vogliono sentir parlare. Spiegherà un concetto fondamentale della sapienza vedica che consiste nel considerare la mente ( manas in sanscrito) come una manifestazione della materia (prakriti), con le poderose implicazioni che questa idea comporta. (altro…)

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La lezione è incentrata sulle categorie di spiritualità e religione, intese come due modalità complementari e necessarie per la conoscenza e lo sviluppo nell’uomo delle caratteristiche divine. Con una panoramica a trecentosessanta gradi sulla BG, Marco Ferrini, partendo dalla mitologia religiosa, illumina sul senso del libero arbitrio di cui tutte le tradizioni danno conto come di una facoltà tipicamente umana che permette di scegliere da che parte stare. (altro…)

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Alcune domande hanno permesso dei chiarimenti precisi. La prima, sull’alimentazione, ribadisce il fondamentale concetto che la logica della spiritualità vede il mondo ribaltato, quindi i voti intesi come libera rinuncia al godimento dei sensi, lungi da essere una costrizione, sono “investimenti in libertà”, sono gli strumenti che liberano la persona dai condizionamenti della materia pesante: sesso, alimentazione e affermazione proprio ego-difesa.

Viene altresì precisato che nella società contemporanea i varna (colori) non possono non continuare ad esistere, basta saper vedere, ma le persone sono così “scollegate” da ritam che nella stragrande maggioranza dei casi, pur operando in ruoli diversi, si collocano sotto il livello degli Shudra, i quali “sentivano” di appartenere ad un sistema di valori che comunque accettavano come legittimo. L’uomo contemporaneo vive di miti materialisti pensando che siano realtà oggettiva, la confusione è tale che la realizzazione spirituale, obiettivo primo del varna-ashram-dharma, non è percepita neanche all’orizzonte, i contemporanei vivono tutto nell’immanente e quando provano a porsi delle domande le risposte che cercano sono quelle che soddisfano il loro ego: un vero e proprio circolo vizioso. (altro…)

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Marco Ferrini affronta in questa terza lezione il tema dei guna, le tre forze/tendenze della Natura che, presenti in ogni creatura, irretiscono anche l’essere umano e, se non conosciute e regolate, possono condurre l’uomo ad un’esistenza completamente inconsapevole e condizionata.
Vi sono alcune affermazioni che devono far riflettere, poiché talvolta appaiono antitetiche all’idea di libertà come tradizionalmente viene percepita nei nostri tempi. E forse lo sono davvero.
Le tendenze coatte presenti nella materia (sorda a rispondere, dice Dante) sono imprescindibili sia per gli esseri viventi che per la materia inanimata (a questo proposito rinvio a Paradiso I, 113-117), in questa gerarchia l’essere umano possiede però una marcia in più, egli in molte tradizioni è simile a Dio proprio per la capacità che ha di discernere la luce dalle tenebre, la scintilla divina di cui spesso si parla è quel libero arbitrio che permette all’uomo di scegliere a quale tendenza abbandonarsi.
La libertà però comporta responsabilità e ciò determina, solo per l’uomo, l’evoluzione o il degrado, cose che gli altri esseri non conoscono in quanto si adeguano automaticamente all’istinto, o alla reazione nel caso della materia inanimata. (altro…)

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