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Posts Tagged ‘Bhagavadgita’

Declinazione al presente imperfetto

Alla fine degli anni settanta, abitavo in un paese a meno di trenta chilometri da Firenze e non avevo mai visto cinesi, negli anni successivi, molto sporadicamente, incominciai ad incontrarne qualcuno, ma così raramente che mi parevano tutti uguali. ricerca spiritualeOggi che vedo cinesi ovunque, è per me del tutto normale attribuire a ciascuno la sua specifica fisionomia, come mi succede quando vedo un occidentale. Se vivessi a lungo in una colonia di pinguino imperiale o di castori, sono sicuro che mi succederebbe la stessa cosa. L’ovvia conclusione è che ogni essere vivente, umano, animale e persino vegetale, sia fisicamente diverso dall’altro.
L’esperienza ci dice che anche psicologicamente non ci sono due individui perfettamente uguali.
E com’è dal punto di vista spirituale? (altro…)

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Ora che siamo agli ultimi versi, mi chiedo da dove provenga la mia difficoltà ad entrare nel cuore di quest’opera. Marco Ferrini ne ha sistematicamente commentato ogni parola alla luce della tradizione vaisnava e pur non avendo perso neanche un minuto dei suoi svariati seminari, krishna-christsento che la mia comprensione è puntiforme, come se avesse aperto degli squarci su un panorama che però non mi appare nella sua interezza, quasi la mia mente non riuscisse a tenere insieme tutti i pezzi del mosaico. Specialmente con quest’ultimo XVIII capitolo, mi son trovato di fronte ad affermazioni che non son capace di assimilare.
Mi sono dato due ordini di spiegazioni.
La prima di carattere emotivo-devozionale che comprende la mia imperfetta sadana, un certo isolamento dal sanga con persone di alto livello spirituale e soprattutto un’incapacità ad entrare nella profondità di quella devozione che trasforma il semplice seguace in un devoto.
Qui non può agire che un rafforzamento del desiderio, immagino. (altro…)

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Le belle giornate invernali all’isola d’Elba non ci hanno distratto neanche un pò dal tema dei due capitoli.  Come per una buona digestione è necessario masticare a lungo il cibo, così nella Bhagavadgita Krishna ritorna sui temi cruciali fino a quando Arjuna non li abbia completamente metabolizzati: la prakriti e la relazione col purusha, qui si trova il segreto della libertà di ciascun essere incarnato, nella conoscenza delle caratteristiche della materia e del soggetto che la sperimenta.Il rapporto materia-spirito ha percorso da sempre la storia dell’umanità con conseguenze enormi sulla vita individuale e sociale di tutti i popoli che hanno abitat o questo pianeta, se è vero che già i nostri cugini neandertaliani facessero riferimento ad istanze trascendenti. Tra le innumerevoli questioni affrontate durante il seminario, vorrei sinteticamente esaminare le differenze, se ci sono, tra la visione proposta dalla Tradizione rappresentata da Marco Ferrini e quella occidentale. (altro…)

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Seminario d’autunno prima parte

Questo seminario con Marco Ferrini si è svolto in un albergo molto comodo e in un bel posto, adatto anche alle persone più esigenti e meno propense alle ascesi.

Molti volti nuovi che spero si siano ben inseriti in un tema, questo sì, piuttosto “esigente”: il rapporto con la Divinità.

Il XII canto inizia con una domanda secca di Arjuna, alla quale segue un’articolata risposta di Krishna che non lascia spazio all’ambiguità: in questi shloka vengono descritte le qualità del devoto e il suo rapporto con Dio.

Potrà sembrare un dettaglio, ma per me è stata una luminosa conferma il fatto che Krishna suggerisca al suo discepolo/amico Arjuna di contemplare l’immanifesto nel manifesto.

Subito mi sono riecheggiate due opere fondanti non solo della letteratura italiana, ma dell’intera civiltà occidentale: il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi e il primo canto del Paradiso di Dante Alighieri.

… nullu homo ène dignu te mentovare.

Afferma Francesco, poi continua elencando il sole, la luna e le stelle, l’acqua e il fuoco, la terra, la capacità di perdonare degli esseri umani e, infine, la stessa morte, quali manifestazioni in cui l’homo può percepire e adorare la Divinità: Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate
et serviateli cun grande humilitate.. E’ esplicito e sottile Francesco, nella semplicità espressiva ricompone tutta la complessità dell’esistenza dell’uomo sulla Terra. Gli umani, possono capire Dio (l’Immanifesto, onnipresente e inconcepibile) dall’adorazione (e non uso “osservazione” di proposito perché nell’osservazione ci può essere distacco, nell’adorazione c’è relazione d’amore) del creato e delle creature, possono amare il “Fattore” nelle sue “fatture”.

Ma Fermiamoci un momento: quando noi amiamo una persona, o un cane, o un filare d’alberi, un tramonto, che cosa amiamo? (altro…)

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“E’ duro morire di maggio…” cantava Fabrizio De André, ma non è neanche facile vivere in carcere quando la primavera è al culmine. E proprio ieri, 18 maggio, per la prima volta, ho messo piede in un carcere italiano, insieme a due amici e a Marco Ferrini (Matsyavatara das) per un incontro con detenuti studenti.
Un gigantesco agente ci ha subito annunciato che non sarebbe stato possibile usare amplificazione: questo avrebbe compromesso il fragile apparato fonatorio di Marco Ferrini impedendo una buona riuscita dell’incontro. Alle nostre pacatissime, ulteriori richieste un secondo agente, meno imponente e più diplomatico, ci ha con rigida gentilezza invitato a considerare la priorità del luogo: la sicurezza ed il rispetto delle procedure. Rassegnati e un po’ preoccupati ci siamo diretti nella zona di clausura ed infine nella più ampia tra le minuscole aule scolastiche del carcere. Credo di non essere un tipo particolarmente sensitivo e meno ancora sentimentale, ma vi assicuro che fin dai primi passi dopo la porta d’ingresso ho provato una pesante emozione.
Era solo l’inizio. (altro…)

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Riprendo la pubblicazione degli appunti dal primo seminario sulla Bhagavadgita tenuto da Matsyavatara nell’aprile 2010 con la settima lezione sulla centralità ed evoluzione del concetto di “sacrificio” dai Vada alla Bhagavadgita.
In questa settima lezione Marco Ferrini affronta un argomento spinoso. Fino a qui ci è stato detto che la peculiarità della situazione umana rispetto agli altri esseri, è quel libero arbitrio che permette all’uomo la scelta tra una scala di note dall’asura al deva. Ora invece ci viene spiegato che in realtà l’uomo non è poi così libero, poiché, in quanto incarnato, subisce i più disparati condizionamenti e le sue scelte, solo apparentemente libere, sono da questi ispirate. Vi sono forze della natura, i guna e forze socio-storiche nella società che (altro…)

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(Terza lezione di Marco Ferrini seminario Isola d’Elba inverno 2010)  

Marco Ferrini in questa terza lezione termina l’esposizione degli ultimi dieci shloka del settimo capitolo della Bhagavadgita. Ecco alcuni tra i numerosi spunti offerti dal Maestro. Il primo riguarda il colorito panteon vedico apparentemente politeista ma sostanzialmente basato su un monoteismo monolitico, tanto assoluto che il minimo scivolamento verso l’adorazione di altre divinità che non siano “Vasudeva” (Krishna), pure legittimamente previste nella pratica religiosa dei pii hindu, è considerato una “sottrazione di sapienza”, un declinare la propria fede in senso materialista. Il più alto grado di spiritualità è considerato

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