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La Bhagavadgita, antico testo della tradizione indo-vedica, se non contestualizzato può diventare quanto di più pericolosamente totalitario per la libertà individuale e collettiva (di questo ne parlerò in altra occasione), allo stesso tempo contiene però un potenziale rivoluzionario oltre ogni immaginazione.
L’inizio dell’ultimo capitolo, il XVIII, nel tentativo di conciliare due tendenze evidentemente ben radicate in India nel periodo assiale dell’umanità, offre tre preziosi e concretissimi strumenti (yajna, dhana, tapas) e un’azione efficace (tyaga) per uscire dall’alienazione e centrarsi perfettamente nel sé.
La pratica spirituale ha una potenza straordinaria, ma quando smette di essere prassi liberatoria, si trasforma nella sua ombra: un potente strumento di potere e di controllo.

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L’emozione più profondamente radicata nell’essere, quella che smuove passioni travolgenti, è la paura, tra le diverse paure, ammalarsi e morire sono le più potenti e tengono in pugno ogni essere umano che nasca su questo pianeta.
Le confessioni religiose hanno cercato di dare un sollievo a questa voragine dell’animo umano, spesso usando subdolamente l’immenso potere che ne deriva per mantenere e accrescere la loro supremazia temporale.
Non so dire se ai tempi del covid, i media abbiano diffuso a piene mani la paura della morte per motivi commerciali o altro, sicuramente hanno rinforzato in modo esponenziale un sentimento che poteva essere gestito in modalità diverse e più ragionevoli. Quali ne siano le responsabilità, le radici del mondo che sta nascendo, sembrano essere immerse nella profondità di questa paura.

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Dedicato a quelli che ridicolizzano i vegetariani e la decrescita felice.
Atene e Gerusalemme, Socrate e Gesù, sono concordemente ritenuti i fondatori della civiltà occidentale.
In un paese cattolico come l’Italia, tutti abbiamo sentito parlare della vita austera e anticonformista di Gesù; né Gesù né Socrate hanno lasciato qualcosa di scritto, di Socrate però i suoi discepoli hanno tramandato un’immagine di uomo altrettanto “fuori dagli schemi”, coerente coi suoi principi, tanto da finire, come Gesù, per essere ucciso dai potenti del tempo.

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E con questo chiudo la perorazione in favore di Papa Francesco I

Dopo
la prima intervista del 2021, nella quale Papa Francesco afferma: “non so perché qualcuno dice: <no, il vaccino è pericoloso>, ma se te lo presentano i medici come una cosa che può andar bene, che non ha dei pericoli speciali, perché non prenderlo?»;
dopo
l’incontro dell’otto dicembre 2020 con Lynn Forester de Rothschild, fondatrice di “Inclusive Capital Partners”, un consiglio di 27 leader rappresentanti di banche e multinazionali di tutto il mondo con oltre 2,1 miliardi di capitalizzazione e 200 milioni di lavoratori che dichiarano di seguire “l’esortazione di Papa Francesco di ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, per farlo, i membri sono guidati da un approccio che fornisce pari opportunità per tutte le persone…”
Dopo queste uscite dicevo, credo che a qualcuno non piacerà questa mia ultima perorazione per Francesco I. E forse sbaglio io a fidarmi,

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Una cara persona mi ha detto che “In questa enciclica non si parla mai di Dio!”, dando così una spinta decisiva al mio desiderio di leggerla. “Fratelli Tutti” non è un trattato di metafisica per raffinati teologi, mi pare che come la precedente, “Laudato Sì”, abbia per alcuni cattolici un poco impietriti, il difetto di rivolgersi, nel linguaggio e nella sostanza, a un pubblico più ampio degli intellettuali e degli stretti osservanti.
L’accusa più comune è di voler piacere al mondo. Come?

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Fratelli Tutti?

Papa Francesco è veramente cattolico o è un giacobino vestito di bianco?

Secondo alcuni autodefinitesi “veri cristiani”, la fratellanza proposta da Papa Francesco nella sua enciclica “Fratelli Tutti”, risuonerebbe più di sacrilego giacobinismo illuminista che di “vera” cristianità.
Lasciamo ai “veri cristiani” la credenza per cui si dovrebbe definire “fratello” solo chi condivide da battezzato la fede cattolica, poiché anche gli “altri cristiani” non sono parenti così stretti, figuriamoci gli appartenenti a fedi diverse o addirittura i non credenti.
Questa diatriba tra cattolici potrebbe essere bellamente ignorata se non avesse delle importanti ripercussioni nella nostra vita di occidentali che,

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marco ferrini e graziano rinaldi

Ieri sera ho assistito via TV a canti devozionali eseguiti da musicisti e cantanti-devoti in presenza del loro maestro.
Stamattina, al risveglio, ho ricordato due sogni.
Nel primo mi recavo a trovare il maestro al quale erano dedicati i canti ascoltati la sera prima.  Vedevo tanta gente e udivo il clamore dei grandi raduni. Qualcuno mi ha accompagnato nel luogo dove avrei incontrato questo maestro: un’ampia pedana in un’atmosfera di pulizia e di luce, circondata da piante coltivate dentro a grandi vasi di terracotta.
Arrivato al suo cospetto, con sorpresa mi sono accorto che non si trattava della persona cercata:

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Sarà anche un papa che “piace troppo”, ma a qualcuno non piace proprio.
A sinistra si dice che non ha fatto abbastanza durante la dittatura dei militari argentini e che adesso è appoggiato dal “globalismo finanziario”; a destra è percepito come un Che Gevara argentino che ha svenduto la Chiesa al “mondo”.

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Prima di approcciare il post che segue, invito a leggere i due precedenti, quali necessaria premessa:

1. https://marcoferrini.org/2020/11/15/la-citta-spaccata/

2. https://marcoferrini.org/2020/11/19/disumanizzare-il-contatto-sociale-con-le-connessioni-on-line/

Parola magica: “digitalizzazione”.
Che sembra quasi una cosa buona.
Invece può diventare un incubo!
In pochi mesi siamo stati proiettati in una società auspicata a Cupertino, Silicon Valley, California, quartier generale di Google e Facebook, ma non richiesta dalle nostre parti, dove, nel bene e nel male, siamo i pronipoti di Dante e del Brunelleschi. Vogliamo veramente adeguarci agli standard di (in)civiltà delle grandi corporations nord americane della comunicazione planetaria?

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Questo post segue un precedente intitolato “La città Spaccata” che ne è la necessaria premessa, per vederlo clicca qui:
https://marcoferrini.org/2020/11/15/la-citta-spaccata/

covid distanziamento sociale

E’ stato grave aver chiamato il distanziamento “sociale”, anziché, ad esempio “fisico”, oppure “personale”, poiché le parole creano realtà molto più di quel che le persone comunemente immaginano. Tutti i grandi miti sociali si sono costruiti su parole, slogan, frasi, miti luminosi e miti tenebrosi sono nati dalle parole.

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