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Fratelli Tutti?

Papa Francesco è veramente cattolico o è un giacobino vestito di bianco?

Secondo alcuni autodefinitesi “veri cristiani”, la fratellanza proposta da Papa Francesco nella sua enciclica “Fratelli Tutti”, risuonerebbe più di sacrilego giacobinismo illuminista che di “vera” cristianità.
Lasciamo ai “veri cristiani” la credenza per cui si dovrebbe definire “fratello” solo chi condivide da battezzato la fede cattolica, poiché anche gli “altri cristiani” non sono parenti così stretti, figuriamoci gli appartenenti a fedi diverse o addirittura i non credenti.
Questa diatriba tra cattolici potrebbe essere bellamente ignorata se non avesse delle importanti ripercussioni nella nostra vita di occidentali che,

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marco ferrini e graziano rinaldi

Ieri sera ho assistito via TV a canti devozionali eseguiti da musicisti e cantanti-devoti in presenza del loro maestro.
Stamattina, al risveglio, ho ricordato due sogni.
Nel primo mi recavo a trovare il maestro al quale erano dedicati i canti ascoltati la sera prima.  Vedevo tanta gente e udivo il clamore dei grandi raduni. Qualcuno mi ha accompagnato nel luogo dove avrei incontrato questo maestro: un’ampia pedana in un’atmosfera di pulizia e di luce, circondata da piante coltivate dentro a grandi vasi di terracotta.
Arrivato al suo cospetto, con sorpresa mi sono accorto che non si trattava della persona cercata:

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Sarà anche un papa che “piace troppo”, ma a qualcuno non piace proprio.
A sinistra si dice che non ha fatto abbastanza durante la dittatura dei militari argentini e che adesso è appoggiato dal “globalismo finanziario”; a destra è percepito come un Che Gevara argentino che ha svenduto la Chiesa al “mondo”.

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Prima di approcciare il post che segue, invito a leggere i due precedenti, quali necessaria premessa:

1. https://marcoferrini.org/2020/11/15/la-citta-spaccata/

2. https://marcoferrini.org/2020/11/19/disumanizzare-il-contatto-sociale-con-le-connessioni-on-line/

Parola magica: “digitalizzazione”.
Che sembra quasi una cosa buona.
Invece può diventare un incubo!
In pochi mesi siamo stati proiettati in una società auspicata a Cupertino, Silicon Valley, California, quartier generale di Google e Facebook, ma non richiesta dalle nostre parti, dove, nel bene e nel male, siamo i pronipoti di Dante e del Brunelleschi. Vogliamo veramente adeguarci agli standard di (in)civiltà delle grandi corporations nord americane della comunicazione planetaria?

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Questo post segue un precedente intitolato “La città Spaccata” che ne è la necessaria premessa, per vederlo clicca qui:
https://marcoferrini.org/2020/11/15/la-citta-spaccata/

covid distanziamento sociale

E’ stato grave aver chiamato il distanziamento “sociale”, anziché, ad esempio “fisico”, oppure “personale”, poiché le parole creano realtà molto più di quel che le persone comunemente immaginano. Tutti i grandi miti sociali si sono costruiti su parole, slogan, frasi, miti luminosi e miti tenebrosi sono nati dalle parole.

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La Città Spaccata

covid dante

Vivevano nella stessa città, l’uno accanto all’altro, ma quando scoppiavano dei conflitti si dividevano in due fazioni fanatiche ammazzandosi l’un l’altro senza pietà. La parte che vinceva esiliava i perdenti, ne confiscava i beni e riduceva in macerie le case dei nemici più in vista: nell’amministrazione cittadina non era previsto ci fosse una maggioranza e un’opposizione.

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matsyavatara das seminario agosto 2020Note in margine al seminario di agosto 2020 sede CSB Ponsacco.

Il mondo, secondo la narrazione del Bhagava Purana è un semplice miraggio.
Se quel che percepisco è illusione, qual è, e dove si trova la vera realtà?
E soprattutto: come si può agire e vivere in un miraggio?
Mi pare che risolvendo il primo enigma si possa sciogliere anche il secondo.
Dietro un miraggio c’è sempre un desiderio o una paura, esso è la proiezione di ciò che agita l’animo da dentro, alimentandosi di qualche falsa credenza.
Come intercettare dunque le convinzioni dalle quali sorgono le paure e i desideri che sviano il nostro intelletto verso l’illusione? Continua a leggere »

marco ferrini matsyavatara das

Un vero maestro non dà istruzioni, ispira, suscita una visione nella quale modellare il proprio divenire.
Un maestro autentico non indica un’ampia entrata con la strada in discesa.
Un maestro ti dà gli strumenti per metterti al lavoro, per tutta la vita.
Il maestro ti corregge con le parole e col silenzio, senza nessuna accondiscendenza.
Il maestro ti accompagna fino alla conquista della libertà.
Libertà?
Qui, come Giorgio Gaber in “Il Senso” nell’album “Io se fossi Gaber” 1985, dico:
STOP! STOP! STOP!
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Dante_Domenico_di_Michelino_Duomo_Florence

          Cosa può esserci ancora da dire sul poeta più studiato degli ultimi settecento anni? Se oso alzare le dita sulla tastiera del mio pc, non dipende dalle mie capacità, bensì dalla grandezza dell’opera e della persona che ancora oggi può risvegliare le menti e i cuori assopiti di noi contemporanei.
La Commedia fu scritta di proposito in volgare per essere letta da chiunque. Se avesse voluto rivolgersi a eruditi, l’avrebbe scritta in latino, come fece in altre occasioni.
La bellezza delle terzine, la capacità di sintetizzare in poche parole intuizioni luminose e altissimi voli dell’intelletto, rischiano di disorientare.
L’estetica è talmente alta da far passare in secondo piano l’etica e la metafisica, che invece racchiudono il messaggio più profondo dell’opera. Continua a leggere »

palude-stigia-dante-alighieri-468x381         Chi abbia più di sedici anni sa che nella vita, oltre alle quotidiane scelte su cosa fare e come comportarsi, vi sono dei bivi cruciali. Dalle persone più anziane che frequentavo, più di una volta avevo sentito dire che tra i quaranta e cinquant’anni, inevitabilmente si sarebbe presentato “il conto da pagare”.
Per mia formazione, proprio non concepivo “l’inevitabile”.
Invece è stato proprio così, per fortuna mia e di chi mi sta vicino.
Quando sulla mia testa si addensarono pesanti nubi, tutto faceva pensare alla tempesta perfetta.
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