Libertà va cercando

Ora che siamo di fronte all’ultimo seminario sulla Bhagavad Gita (agosto 2013), dopo 3 anni, 12 seminari di più giorni in varie parti d’Italia, centinaia di ore di lezione di Marco Ferrini, realizzo il percorso spirituale e psicologico fatto insieme a queste persone e al Maestro. Quanti cambiamenti nella mia vita esteriore e tanto più innumerevoli in quella interiore. Tre anni che sommati agli altrettanti precedenti in cui ho seguito il maestro nei suoi seminari itineranti, hanno trasformato la mia esistenza.
Io stesso non mi riconosco più.
E lo dico con la stessa consapevolezza del paradosso che ha caratterizzato ogni istante della mia partecipazione a questa comune avventura. Nei pochi, ma luminosi momenti in cui sono riuscito a riallineare l’intelletto col cuore, si è sciolta in me la scorza dura delle convinzioni automatiche, radicate nelle profondità oscure della mente e questo è successo proprio grazie alle paradossali verità, apparentemente contraddittorie, esposte dal Maestro nel commento alla Bhagavad Gita.
Io pensavo che la fede fosse l’arrendersi all’incomprensibile grandezza che ci sovrasta, immaginavo l’essere umano come una  “minima particella del creato… che porta in giro con sé la sua natura di morte” ,Leggi tutto »Libertà va cercando

Roma

Come una moltitudine di umani, ogni giorno devo preoccuparmi di cosa mangiare, di come gestire l’attività lavorativa, delle relazioni col prossimo, di trovare dei momenti di raccoglimento e altri per la manutenzione del corpo, di provvedere al mio cane, ecc. ecc. insomma una vita “normale”, della quale peraltro non faccio che ringraziare il Signore.
Ma periodicamente interrompo questo ritmo con un pellegrinaggio. sorrisi
Preciso che non sono mai stato a Santiago di Compostela né a Lourdes, bensì a Rimini, a Colle val d’Elsa, nella campagna aretina o in qualsiasi altro luogo dove quattro volte all’anno si tengono i seminari del Maestro. Questo marzo ho fatto un’eccezione: sono stato a Roma, insieme ai devoti e alle devote che organizzano le conferenze di Marco Ferrini.
Avevo già fatto alcune esperienze simili. Gli instancabili devoti dell’organizzazione sono pervasi da una fede gioiosa che contagia anche i non più giovani come me, il clima è di una serenità ispirata che ben predispone alla crescita interiore. La compagnia del Maestro è composta da persone motivate e portatrici di un messaggio controcorrente e non si respira l’aria di setta chiusa e desiderosa di fare proseliti a tutti i costi, piuttosto si è immersi in una sincera e spontanea accoglienza che mette subito a proprio agio.Leggi tutto »Roma

Le difficoltà della Bhagavadgita

Ora che siamo agli ultimi versi, mi chiedo da dove provenga la mia difficoltà ad entrare nel cuore di quest’opera. Marco Ferrini ne ha sistematicamente commentato ogni parola alla luce della tradizione vaisnava e pur non avendo perso neanche un minuto dei suoi svariati seminari, krishna-christsento che la mia comprensione è puntiforme, come se avesse aperto degli squarci su un panorama che però non mi appare nella sua interezza, quasi la mia mente non riuscisse a tenere insieme tutti i pezzi del mosaico. Specialmente con quest’ultimo XVIII capitolo, mi son trovato di fronte ad affermazioni che non son capace di assimilare.
Mi sono dato due ordini di spiegazioni.
La prima di carattere emotivo-devozionale che comprende la mia imperfetta sadana, un certo isolamento dal sanga con persone di alto livello spirituale e soprattutto un’incapacità ad entrare nella profondità di quella devozione che trasforma il semplice seguace in un devoto.
Qui non può agire che un rafforzamento del desiderio, immagino.Leggi tutto »Le difficoltà della Bhagavadgita

Caste e Bhagavad Gita

Il seminario di Marco Ferrini dal 27 dicembre al 3 gennaio 2013 ha affrontato pochi ma impegnativi shloka (strofe) dell’ultimo capitolo (dal 23 al 47), che hanno a che fare col rapporto tra le attitudini naturali ed il ruolo sociale degli esseri umani. Il titolo che ho dato al post può far pensare che il seminario abbia avuto come focus l’analisi delle caste in India. Non è propriamente così, poiché nella Bhagavd Gita tutto parte e torna dall’individuo, non c’è mai uno scivolamento versoCrucianella maritima l’incasellamento totalitario nell’uomo-massa, nelle ferree categorie socio-economiche che bene abbiamo conosciuto nelle società autoritarie e democratiche occidentali del novecento.

Eppure quella delle caste in India è un luogo comune ed una realtà ben visibile.

Il Mahabharata che è l’epica fondativa di questa civiltà e la Bhagavad Gita, che fa parte di questa narrazione ne è anche la sintesi più luminosa, per l’appunto i versi analizzati in questo seminario di Marco Ferrini possono essere considerati il substrato culturale dal quale nasce l’organizzazione sociale e politica indiana.

Per un’analisi dettagliata che richiederebbe uno spazio ben maggiore di un post, rimando ai numerosi interventi di Marco Ferrini che più volte ha trattato in modo documentato e non convenzionale questo tema.Leggi tutto »Caste e Bhagavad Gita

Agire nel mondo

Seminario d’autunno, pochi giorni di grande intensità, affrontati i primi 22 shloka dell’ultimo capitolo della Bhagavad Gita. Il bello di queste esperienze è che risultano sempre diverse da come te le immagini. Infatti, come aveva annunciato Prabhupada nel suo commentario, pensavo si trattasse di un riassunto finale dei capitoli precedenti, invece si tratta di un materiale ad alta densità e molto impegnativo. Marco Ferrini ha proceduto con molta cautela nel commento, sapendo probabilmente che si stanno toccando degli argomenti che provengono da uno sfondo storico ed antropologico così differente da quello attuale da rendere necessaria una complessa “decompressione” prima di salire a questi concetti. A mio modo di vedere in questo consiste lo spessore del Maestro: rendere accessibile ad un pubblico eterogeneo e sempre meno propenso alla conoscenza esoterica, una conoscenza per la quale sono necessari “enzimi” assimilativi che non noi non possediamo più. E’ vero che la Bhagavad Gita ci restituisce una conoscenza universale, la stessa filosofia perenne che troviamo in altre civiltà, e lo fa con un’eleganza e una scienza magistrali, ma proviene da un ambiente culturale che ci è completamente estraneo, dove le categorie di riferimento sono diverse, talvolta opposte. Abbiamo voglia a cercare la traduzione precisa dal sanscrito quando per esempio parliamo di sacrificio, di rinuncia, di dharma o di karma, noi non possiamo entrare fino in fondo a queste idee perché non sono quelle in cui siamo nati e cresciuti. Se volessimo caratterizzare la nostra civiltà a nessuno credo verrebbe in mente di usare la categoria del sacrificio, ma semmai dell’edonismo, non quella della rinuncia ma del denaro.Leggi tutto »Agire nel mondo

La Meglio Gioventù

Il libro di Radanath Swami mi ha commosso fino alle lacrime. E pensare che l’ho iniziato a leggere più che altro per cortesia verso chi me lo aveva regalato. Quando l’ho visto per la prima volta sul banco del CSB a Villa Vrindavana, ho con pregiudizio pensato che non avrei affrontato più di 400  pagine per conoscere i dettagli autobiografici di un hippy americano che nei primi anni settanta vola dall’altra parte del mondo alla ricerca di Dio: immaginavo di averne già sentite di storie come quella.

Mi sbagliavo, questa è la storia di un santo del nostro tempo, è il dispiegarsi di una ricerca che vive in ognuno di noi e perciò risuona così potente nel cuore di chi legge. I due anni in cui il protagonista trasforma la propria esistenza sono descritti con una naturalezza che contrasta con le inenarrabili avventure e le scoperte mistiche di cui si parla. Little Monk, così era chiamato da ragazzo Radhanath Swami, sa fin dall’inizio cosa cerca, è un giovane squattrinato che decide di attraversare l’Atlantico come molti altri della sua generazione, ma fin da subito vola alto, pur muovendosi nel pittoresco crogiuolo della controcultura occidentale degli anni settanta, la sua natura è già predisposta all’incontro col divino.Leggi tutto »La Meglio Gioventù

Seminario Estivo sul cap. XVII Bhagavadgita (3^ e ultima parte)

In questo XVII capitolo, Krishna descrive al suo discepolo cinque modalità in cui l’uomo può esprimersi in relazione alla sua natura: la fede, il cibo, i sacrifici, le austerità e la carità.

Sembrano cose religiose non è vero?

Lo sono infatti, ma di una religiosità che appartiene anche a chi non è interessato alla religione, perché qui il termine è assunto nel significato etimologico di “ciò che rilega”, è una visione che unisce quello che nell’universo appare “squadernato”.

Shraddha

Io non conosco persone senza fede, anche il nichilismo attribuito alla nostra contemporaneità è carico di una mitologia della tecnologia che conta milioni di entusiastici sostenitori; è stata la fede in certi ideali che ha trasformato la vita e la coscienza su questo pianeta, e soprattutto è la fede che determina i desideri: c’è qualcosa di più importante nella vita di un umano?Leggi tutto »Seminario Estivo sul cap. XVII Bhagavadgita (3^ e ultima parte)

Seminario Estivo sul cap. XVII Bhagavadgita (2^ parte)

Il XVII capitolo della Bhagavadgita fornisce delle categorie per interpretare ed orientarsi nella realtà quotidiana, ma negli ultimi sei ci avvisa che un’altra dimensione dovrebbe essere il fine cui indirizzare le attività descritte nei ventidue shloka precedenti.

Partiamo dunque dall’immanente che è più semplice, così come fa Krishna con Arjuna.

Se prendessimo tre colori e li mescolassimo tra loro in diverse proporzioni, potremmo ottenere un numero infinito di combinazioni, esattamente come la natura intima degli esseri umani. E’ questa natura che determina i desideri, i pensieri e le azioni. Ritengo non sia casuale che i tre guna vengano rappresentati con gli stessi colori che nell’alchimia occidentale rappresentavano tre stati della materia e dello spirito: tamas-nero-nigredo, rajas-rosso- rubedo, sattva-bianco-albedo. Nella visione vedica l’uomo nasce come nasce a causa del suo comportamento nelle vite precedenti, le quali sviluppano gusti e tendenze particolari che non svaniscono col passaggio della morte: nell’algebra del karma si tratta di Leggi tutto »Seminario Estivo sul cap. XVII Bhagavadgita (2^ parte)

Seminario Estivo sul cap. XVII Bhagavadgita (1^ parte)

Questo seminario con Marco Ferrini che per una settimana, due volte al giorno, ha commentato il penultimo capitolo della Bhagavadgita, lasciando una buona metà del tempo per domande-risposte, era da consigliare a chi ancora pensa che la religione sia qualcosa da sacerdoti variamente incappucciati o da guru col crocchio di capelli raccolti sulla testa.

Il XVII capitolo ci ha riservato la gradevole, ma impegnativa sorpresa di una conoscenza così necessaria alla quotidianità che adesso pare molto singolare non averla considerata prima, che si tratti di un senatore della Repubblica o di un impiegato del Monte dei Paschi di Siena, che viva sugli altipiani del Tibet o nei pressi di Matera: quello di cui abbiamo dibattuto appartiene alla specie umana, con tutte le infinite colorazioni in cui quest’ultima si manifesta.

Tutto parte da una premessa che abbiamo sentito ripeterci nei sedici capitoli precedenti: ogni essere umano nasce diverso dall’altro, portando insieme ad un patrimonio genetico unico, un passato (anch’esso unico) da smaltire (karma) e delle colorazioni del carattere a lui peculiari che nella tradizione vedica sono chiamati guna.Leggi tutto »Seminario Estivo sul cap. XVII Bhagavadgita (1^ parte)