Graziano Rinaldi

I seminari di Marco Ferrini e la chirurgia dello Spirito.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=yBEB3BXOVRU]Ascoltando la presentazione del XVII capitolo della Bhagavad Gita da parte del Maestro, ho avuto chiaro qualcosa che avevo in testa da tempo: cosa stiamo facendo con questi seminari?
Perché svegliarsi presto la mattina per ripetere 108 volte per 16 un mantra di cui conosciamo appena il significato? Che senso hanno questi scritti tanto antichi quanto enigmatici? Mi sarà veramente utile nel qui e ora tutto questo investimento di tempo ed energie, oppure devo aspettare il trapasso per vedere i risultati? E perché questo mondo è strutturato su tre pilastri e non su due o su quattro?

Poi è emersa nella mia mente la parola “esoterismo”.

Sono andato a controllare, come immaginavo il mio dizionario riporta la versione consueta, legando la parola al mistero, alla segretezza, a ritualità per pochi eletti.

Ma eso è il primo elemento di parole che hanno a che vedere con “dentro”, “interno”, che c’entra allora il mistero e la segretezza?Leggi tutto »I seminari di Marco Ferrini e la chirurgia dello Spirito.

Sul Destino, di Claudio Widmann

Ho appena finito di leggere un piccolo libro dall’impegnativo titolo: Sul destino, di Claudio Widmann, ediz. Magi, poco più di 200 pagine che scorrono fluide come l’olio.

Ho pensato di condividere alcune riflessioni su questa lettura perché vi ho ritrovato affinità con importanti temi affrontati negli insegnamenti di Marco Ferrini.

La prima questione è se esista o meno un destino individuale.

L’autore la pensa come noi: Dio non gioca a dadi (Einstein). Ecco allora che sorge la domanda centrale del lavoro di Widmann: qual’è il rapporto tra destino e libertà individuale? Credo che il nucleo centrale ed il successo di questo elegante libriccino consista proprio nell’illustrare in modo convincente quanto il destino individuale non comporti determinismo e casualità, al contrario sia il presupposto ed il serbatoio energetico dell’impegno e della partecipazione individuale alla propria esistenza. Nonostante questa premessa nel primo capitolo l’autore avvisa che per quanto vi siano ampie possibilità di modificare il carattere e più in generale la soggettività di un individuo, vi sono limiti di soggettività che non sono passibili di modificazioni sostanziali; ognuno è portatore di un nucleo di personalità scarsamente influenzabile, inaccessibile all’alterazione e alla manipolazione.

Secondo capitolo, Il caso e la fortuna. Leggi tutto »Sul Destino, di Claudio Widmann

La verità sulla carne (quella morta)

Tra gli innumerevole documentari sul vegetarianesimo, vi propongo questo che parla delle implicazione ecologiche degli allevamenti intensivi. La ragione sta nel fatto che vorrei dimostrare quanto le prescrizioni della tradizione siano più che anticonformiste propriamente rivoluzionarie. Per quelli come me, nati ed educati nell’imprinting culturale scientistico, tradizione sta per conservazione,… Leggi tutto »La verità sulla carne (quella morta)

L’albero fiorito dei Veda

La location era un’amena località montana sulle prealpi carniche nel momento in cui il blu elettrico dei piccoli fiori della genzianella era al suo massimo splendore, l’argomento il XV e il XVI capitolo della Bhagavadgita: chi ha seguito i seminari con costanza incomincia a comprendere nella carne il significato di “insegnamento esoterico”.

Progressivamente Marco Ferrini (Matsyavatara) ci ha accompagnato nella lettura del “linguaggio fiorito dei Veda”, fino a farcene cogliere il paradosso della sua necessità/strumentalità ricordandoci quanto l’antinomia sia parte dell’esperienza spirituale.

Ma anche a chi non avesse seguito l’intero ciclo di seminari, non può essere sfuggito il suo messaggio rivoluzionario, così evidente già nel I shloka del XV capitolo. La metafora dell’albero della vita che nella tradizione è non casualmente il Ficus religiosa, la stessa specie dove il Buddha conseguì il Risveglio, è un potente messaggio che riassume in poche frasi molta esperienza ed insegnamenti. E’ questa una figura che troviamo anche in altre importanti tradizioni, come quella giudaico-cristiana, l’albero capovolto rappresenta bene la difficoltà tutta umana di cogliere il senso della vita, distolti come siamo dall’apparenza/illusione. Noi vediamo il mondo alla rovescia, confondiamo il reale con ciò che non lo è, ci pare che quello che vediamo, tocchiamo, misuriamo, sia la realtà; una lettura, accompagnata dalla spiegazione del Maestro, ci svela il paradosso del XV capitolo: ciò che noi scambiamo per reale è il riflesso della realtà che affonda le sue radici in cielo (l’albero è rovesciato), nell’invisibile, è dall’invisibile che procede il visibile… più facile a dirsi che a realizzare il concetto vero?Leggi tutto »L’albero fiorito dei Veda

I 4 Principi Regolatori di Prabhupada e di Matsyavatara das

Marco Ferrini ha tradotto i quattro principi regolatori di Prabhupada con “I quattro principi della libertà” e più volte ne ha spiegato i motivi; ricordo che essi sono: 1. non mangiare carne; 2. non fare sesso illecito; 3. non fare uso d’intossicanti e 4. non giocare d’azzardo.

Non mangiare carne l’ho sempre trovato naturale per chi pone alle fondamenta della propria vita ahimsa (non nuocere); non fare sesso illecito inizialmente l’avevo inteso nel senso di astenersi da rapporti fuori da una relazione in qualche modo istituzionalizzata: ho impiegato qualche tempo a capire che la giusta interpretazione era che la sessualità fosse collegata con la riproduzione. Non c’è bisogno di essere dei freudiani di ferro per capire che la sessualità è la modalità più diretta di scaricare la libido, la quale potrebbe essere declinata diversamente. L’argomento è da approfondire ed in seguito mi piacerebbe discuterlo nel blog, personalmente penso debba essere trovato il giusto equilibrio tra non repressione e gestione creativa della sessualità, in questo il maestro può aiutare. Quando ho esposto ironicamente a Matsyavatara das (das sta per servitore) la mia opinione dicendogli che se i principi regolatori (della libertà) fossero tre invece di quattro avrebbe avuto migliaia di discepoli, pensavo di aver fatto una battuta decente, ma lui prontamente mi rispose: “e che tipo di discepoli sarebbero?”. Mi fece riflettere.

Non fare uso d’intossicanti lo trovavo del tutto naturale e me lo spiego tuttora col fatto che Prabhupada si era trovato a predicare ai giovani americani della fine degli anni sessanta, era uno Yama (astensione negli Yoga Sutra di Patanjali) ovvio e necessario che non aveva bisogno di tante spiegazioni.

Invece il fatto di proibire il gioco d’azzardo mi è sempre parso qualcosa di ridondante e per questo mi sforzavo d’interpretarlo metaforicamente, per esempio nel non mettere “in gioco” cose importanti come la vita con sport estremi e spericolatezza in genere, nell’economia con l’astenersi dalle speculazioni finanziarie, ecc.Leggi tutto »I 4 Principi Regolatori di Prabhupada e di Matsyavatara das

Catari e Borboni.

La scorsa estate ho letto un libro assai avvincente dal titolo “Libertà va cercando”  Il catarismo nella Commedia di Dante, di Maria Soresina. Il 2011 è stato anche il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Evidentemente le due cose sono collegate solo nella mia mente: cercherò di spiegare perché.
Già conoscevo qualcosa sui quei particolari cristiani della Francia meridionale chiamati patarini, albigesi, buon cristiani, ecc, molte volte ne aveva parlato anche Marco Ferrini nelle sue conferenze e seminari del CSB.
L’ardita tesi sostenuta nel libro che Dante fosse uno di loro è spiegata in modo articolato e convincente, quello su cui voglio soffermarmi sono però alcuni dati citati nel testo nei quali, durante il XIII secolo è documentata una massiccia presenza catara in Italia. Raniero Sacconi, inquisitore domenicano, nella metà del duecento, sosteneva che a Firenze un terzo della popolazione fosse catara. Soresina ipotizza che i poeti del dolce stil novo, i Fedeli d’Amore, fossero catari, e che lo fossero anche le principali famiglie ghibelline come i Cavalcanti. Il corposo libro che ha allietato la mia estate, riporta una storia reale e sconosciuta ai più o meglio, sottaciuta, quella di una comunità cristiana evoluta e civile che si stava diffondendo molto rapidamente, tanto da minacciare il primato della Chiesa Cattolica. La sua influenza era così importante e diffusa da indurre papa Innocenzo III ad indire una crociata per estirpare “l’eresia”. Leggi tutto »Catari e Borboni.

Dante e Arjuna: azione o contemplazione?

Ascoltando la conferenza di Marco Ferrini a Ravenna del 25 settembre 2010, ho riflettuto su quanto, nell’uomo medio contemporaneo siano bizzarre le idee di azione contemplazione.
E tra questi mi ci metto anch’io.
Parlando dei due eroi della Bhagavad Gita e della Commedia, Arjuna e Dante, subito appaiono evidenti le diversità di contesto, linguaggio e simbologia, ma è anche evidente quanto entrambi siano completamente immersi nell’aspetto della Divinità e contemporaneamente nelle cose del mondo. Il primo è un principe in guerra contro i cugini usurpatori, il secondo è un uomo che ricopre una delle massime cariche politiche nella Firenze della fine del duecento e che sta combattendo in prima persona contro il potere temporale di una Chiesa oppressiva ed oscurantista.
Sono uomini della tradizione, religiosi, con forti principi morali che si ritrovano (nel senso di ri-trovarsi, trovare il proprio sé) in seguito ad una profonda crisi: l’uno deve uccidere persone che gli sono state care, l’altro passerà gli ultimi vent’anni della sua vita in esilio con una condanna tanto infamante quanto falsa.
Ambedue vivono con gli occhi rivolti verso il cielo,Leggi tutto »Dante e Arjuna: azione o contemplazione?

Cap. XIII e XIV: un inno alla libertà.

Le belle giornate invernali all’isola d’Elba non ci hanno distratto neanche un pò dal tema dei due capitoli.  Come per una buona digestione è necessario masticare a lungo il cibo, così nella Bhagavadgita Krishna ritorna sui temi cruciali fino a quando Arjuna non li abbia completamente metabolizzati: la prakriti e la relazione col purusha, qui si trova il segreto della libertà di ciascun essere incarnato, nella conoscenza delle caratteristiche della materia e del soggetto che la sperimenta.Il rapporto materia-spirito ha percorso da sempre la storia dell’umanità con conseguenze enormi sulla vita individuale e sociale di tutti i popoli che hanno abitat o questo pianeta, se è vero che già i nostri cugini neandertaliani facessero riferimento ad istanze trascendenti. Tra le innumerevoli questioni affrontate durante il seminario, vorrei sinteticamente esaminare le differenze, se ci sono, tra la visione proposta dalla Tradizione rappresentata da Marco Ferrini e quella occidentale. Leggi tutto »Cap. XIII e XIV: un inno alla libertà.

Seminario d’autunno prima parte

Questo seminario con Marco Ferrini si è svolto in un albergo molto comodo e in un bel posto, adatto anche alle persone più esigenti e meno propense alle ascesi.

Molti volti nuovi che spero si siano ben inseriti in un tema, questo sì, piuttosto “esigente”: il rapporto con la Divinità.

Il XII canto inizia con una domanda secca di Arjuna, alla quale segue un’articolata risposta di Krishna che non lascia spazio all’ambiguità: in questi shloka vengono descritte le qualità del devoto e il suo rapporto con Dio.

Potrà sembrare un dettaglio, ma per me è stata una luminosa conferma il fatto che Krishna suggerisca al suo discepolo/amico Arjuna di contemplare l’immanifesto nel manifesto.

Subito mi sono riecheggiate due opere fondanti non solo della letteratura italiana, ma dell’intera civiltà occidentale: il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi e il primo canto del Paradiso di Dante Alighieri.

… nullu homo ène dignu te mentovare.

Afferma Francesco, poi continua elencando il sole, la luna e le stelle, l’acqua e il fuoco, la terra, la capacità di perdonare degli esseri umani e, infine, la stessa morte, quali manifestazioni in cui l’homo può percepire e adorare la Divinità: Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate
et serviateli cun grande humilitate.. E’ esplicito e sottile Francesco, nella semplicità espressiva ricompone tutta la complessità dell’esistenza dell’uomo sulla Terra. Gli umani, possono capire Dio (l’Immanifesto, onnipresente e inconcepibile) dall’adorazione (e non uso “osservazione” di proposito perché nell’osservazione ci può essere distacco, nell’adorazione c’è relazione d’amore) del creato e delle creature, possono amare il “Fattore” nelle sue “fatture”.

Ma Fermiamoci un momento: quando noi amiamo una persona, o un cane, o un filare d’alberi, un tramonto, che cosa amiamo? Leggi tutto »Seminario d’autunno prima parte