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Archive for ottobre 2013

A cosa serve oggi ascoltare il Mahabharata?

Tra il libro sacro (gli shastra vedici, la Bibbia, il Corano, ecc.) e la natura, un altro racconto sotto forma di montagne, nuvole, alberi, animali, umani e le infinite relazioni tra di loro, c’è un vuoto che l’umanità deve colmare, un ponte da costruire sul mistero della coscienza che si è fatta carne e sangue.
Nell’antica tradizione indo-vedica, questo compito mi pare sia stato affidato alla narrazione del Mahabharata.
Sebbene assunto a quinto veda, shastra esso stesso, io lo vedo come il collegamento tra due narrazioni: la prima scritta da uomini ispirati dalla Divinità, l’altra raccontata in prima persona dal suo Autore. Il Mahabharata appartiene a quelle opere che sono nate per trasformare gli umani, trasportando il senso degli shastra nell’altro libro che noi chiamiamo natura, di cui facciamo ancora parte.

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Dalla Bhagavad Gita al Mahabharata

Innumerevoli uomini e donne di spirito ascetico e di grande saggezza, fin da quando la storia si perde nel mito, si sono cimentati nel commentare la Bhagavad Gita e da sempre l’hanno fatto narrando ai propri discepoli il più celebre tra i dialoghi. Nella modernità la narrazione ha lasciato il posto alla scrittura, col risultato che ad oggi contiamo molte edizioni ed altrettanti commenti di quest’opera allo stesso tempo altamente esoterica ed altrettanto utile per districarsi nel labirinto della quotidianità. Ma non mi risulta che vi sia un’opera come quella che è nata dagli incontri col Maestro Marco Ferrini. Quattordici seminari di più giorni in diverse parti d’Italia, centinaia di ore di lezioni durante le quali il Maestro, come da tradizione, ha sistematicamente letto  e commentato, parola per parola, strofa per strofa, la traduzione dell’opera dall’originale sanscrito, composta di 700  versi (shloka) e suddivisa in 18 capitoli, fatta dal proprio Maestro, Bhaktivedanta Swami Prabhupada,  rispondendo ad una moltitudine di domande nate da un contesto di ricerca e di umanità che raramente si ha occasione d’incontrare. E questo è il caso in cui dovremmo chiamare il Maestro col suo nome spirituale: Matsya avatara DAS, la manifestazione della divinità che recupera i Veda persi nell’oceano del samsara (il continuo nascere e morire degli esseri incarnati), perché questo ha cercato di fare Marco Ferrini: contestualizzare nella contemporaneità, con un linguaggio comprensibile a persone secolarizzate come noi siamo, gli antichi insegnamenti che a sua volta lui ha ascoltato dal suo Maestro, in una successione che è la manifestazione vivente di quello che noi chiamiamo Tradizione.L’unicità ed il pregio di questo lavoro è dovuto a diversi fattori, tra i quali mi piace sottolinearne tre.

Il primo è che non di un libro si tratta, ma di un vasto e prezioso materiale audio, l’insegnamento è divulgato attraverso l’ascolto della voce del maestro, come da tradizione e come la scienza ci insegna essere più efficace per trasformare le nostre convinzioni profonde e migliorare la qualità della vita.

Il secondo è l’autorevolezza dell’autore, infatti Marco Ferrini è un cultore ed esperto conoscitore della filosofia e della psicologia della letteratura sacra in lingua sanscrita ed ha titoli accademici e riconoscimenti di alto profilo nel panorama internazionale; sebbene abbia anche tenuto lezioni in diversi Atenei e corsi universitari per diversi anni accademici, oltre ad essere un accademico, è un maestro della tradizione vaishnava che da quarant’anni conduce una vita coerente con gli insegnamenti che impartisce.

Infine, ma non ultimo, c’è il fatto che proprio nel solco della Tradizione, circa un terzo del tempo è dedicato alle domande dei partecipanti che in maggior parte non sono studenti o discepoli in questa Tradizione, ma uomini e donne provenienti dalle più disparate categorie sociali e culturali le quali desiderano riempire quel vuoto che la contemporaneità ha creato tra l’essere umano e Dio e che per questo decidono di studiare in questa Scuola aperta, come un’agorà, e partecipare a differenti livelli alle sue attività.

Se la Bhagavad Gita può dare risposte per migliorare la qualità della vita degli uomini e delle donne del XXI secolo, non dobbiamo dimenticare che essa fa parte di un’opera sterminata chiamata Mahabharata, tanto vasta e complessa che farebbe tremare i polsi e le vene a chiunque si avventuri nei suoi infiniti meandri. Marco Ferrini ci invita a questa nuova avventura, perché non poteva regalarci la perla più preziosa senza farci apprezzare la collana su cui risplende. E così, insieme ai suoi discepoli più stretti, ha deciso di accompagnarci in questa meravigliosa giungla, nella quale senza una guida esperta è molto facile perdersi. Immaginiamo una zummata  all’indietro e quel dialogo tra un eroe e la Divinità su un campo di battaglia diventa il punto centrale e minuscolo, di una vicenda immensa, come quando su Google earth si “sale” da un edificio a pochi metri dal suolo fino a vedere il pianeta nella sua sfericità. Impresa ardua ed affascinante dove quel dialogo si espande in una coralità popolata da uomini e deva, illuminati ed ottenebrati, nel caleidoscopio dell’ambivalenza umana, dove il confine tra bene e male non è quasi mai una linea retta. Una storia grandiosa, a tinte talora soffuse ed altre volte talmente vivide che si fa fatica a guardarle, è la storia che si svolge dentro e fuori ognuno di noi, la storia di questo ciclo d’umanità che aiuterà chi saprà ascoltare a vedere sé stesso ed il mondo con occhi nuovi, oltre il muro grigio dei condizionamenti e delle mezze verità.

 

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