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Archive for agosto 2012

In questo XVII capitolo, Krishna descrive al suo discepolo cinque modalità in cui l’uomo può esprimersi in relazione alla sua natura: la fede, il cibo, i sacrifici, le austerità e la carità.

Sembrano cose religiose non è vero?

Lo sono infatti, ma di una religiosità che appartiene anche a chi non è interessato alla religione, perché qui il termine è assunto nel significato etimologico di “ciò che rilega”, è una visione che unisce quello che nell’universo appare “squadernato”.

Shraddha

Io non conosco persone senza fede, anche il nichilismo attribuito alla nostra contemporaneità è carico di una mitologia della tecnologia che conta milioni di entusiastici sostenitori; è stata la fede in certi ideali che ha trasformato la vita e la coscienza su questo pianeta, e soprattutto è la fede che determina i desideri: c’è qualcosa di più importante nella vita di un umano? (altro…)

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Il XVII capitolo della Bhagavadgita fornisce delle categorie per interpretare ed orientarsi nella realtà quotidiana, ma negli ultimi sei ci avvisa che un’altra dimensione dovrebbe essere il fine cui indirizzare le attività descritte nei ventidue shloka precedenti.

Partiamo dunque dall’immanente che è più semplice, così come fa Krishna con Arjuna.

Se prendessimo tre colori e li mescolassimo tra loro in diverse proporzioni, potremmo ottenere un numero infinito di combinazioni, esattamente come la natura intima degli esseri umani. E’ questa natura che determina i desideri, i pensieri e le azioni. Ritengo non sia casuale che i tre guna vengano rappresentati con gli stessi colori che nell’alchimia occidentale rappresentavano tre stati della materia e dello spirito: tamas-nero-nigredo, rajas-rosso- rubedo, sattva-bianco-albedo. Nella visione vedica l’uomo nasce come nasce a causa del suo comportamento nelle vite precedenti, le quali sviluppano gusti e tendenze particolari che non svaniscono col passaggio della morte: nell’algebra del karma si tratta di (altro…)

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Questo seminario con Marco Ferrini che per una settimana, due volte al giorno, ha commentato il penultimo capitolo della Bhagavadgita, lasciando una buona metà del tempo per domande-risposte, era da consigliare a chi ancora pensa che la religione sia qualcosa da sacerdoti variamente incappucciati o da guru col crocchio di capelli raccolti sulla testa.

Il XVII capitolo ci ha riservato la gradevole, ma impegnativa sorpresa di una conoscenza così necessaria alla quotidianità che adesso pare molto singolare non averla considerata prima, che si tratti di un senatore della Repubblica o di un impiegato del Monte dei Paschi di Siena, che viva sugli altipiani del Tibet o nei pressi di Matera: quello di cui abbiamo dibattuto appartiene alla specie umana, con tutte le infinite colorazioni in cui quest’ultima si manifesta.

Tutto parte da una premessa che abbiamo sentito ripeterci nei sedici capitoli precedenti: ogni essere umano nasce diverso dall’altro, portando insieme ad un patrimonio genetico unico, un passato (anch’esso unico) da smaltire (karma) e delle colorazioni del carattere a lui peculiari che nella tradizione vedica sono chiamati guna. (altro…)

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