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Archive for maggio 2012

Sul Destino, di Claudio Widmann

Ho appena finito di leggere un piccolo libro dall’impegnativo titolo: Sul destino, di Claudio Widmann, ediz. Magi, poco più di 200 pagine che scorrono fluide come l’olio.

Ho pensato di condividere alcune riflessioni su questa lettura perché vi ho ritrovato affinità con importanti temi affrontati negli insegnamenti di Marco Ferrini.

La prima questione è se esista o meno un destino individuale.

L’autore la pensa come noi: Dio non gioca a dadi (Einstein). Ecco allora che sorge la domanda centrale del lavoro di Widmann: qual’è il rapporto tra destino e libertà individuale? Credo che il nucleo centrale ed il successo di questo elegante libriccino consista proprio nell’illustrare in modo convincente quanto il destino individuale non comporti determinismo e casualità, al contrario sia il presupposto ed il serbatoio energetico dell’impegno e della partecipazione individuale alla propria esistenza. Nonostante questa premessa nel primo capitolo l’autore avvisa che per quanto vi siano ampie possibilità di modificare il carattere e più in generale la soggettività di un individuo, vi sono limiti di soggettività che non sono passibili di modificazioni sostanziali; ognuno è portatore di un nucleo di personalità scarsamente influenzabile, inaccessibile all’alterazione e alla manipolazione.

Secondo capitolo, Il caso e la fortuna. (altro…)

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La verità sulla carne (quella morta)

Tra gli innumerevole documentari sul vegetarianesimo, vi propongo questo che parla delle implicazione ecologiche degli allevamenti intensivi. La ragione sta nel fatto che vorrei dimostrare quanto le prescrizioni della tradizione siano più che anticonformiste propriamente rivoluzionarie. Per quelli come me, nati ed educati nell’imprinting culturale scientistico, tradizione sta per conservazione, invece mi par di capire che è esattamente il contrario: ciò che noi percepiamo come innovativo è il risultato di potenti pressioni ambientali. A pensarci bene non è poi così paradossale, infatti se ammettiamo che l’organizzazione concreta di qualsiasi società storica è la risultante dell’interazione delle forze presenti al suo interno, non possono che scaturirne modelli sociali condizionati dai molteplici interessi che vi si compongono; molto diverso dalla realizzazione nel mondo di modelli filosofico ideali o dello Spirito stesso. Quindi ciò che noi tante volte diamo per acquisito sono false certezze a cui aderiamo per convenzione, ma non hanno proprio niente a che vedere con la Realtà.

Questo bel documentario, con un’altrettanto bella colonna sonora finale, concretamente ci aggiorna attraverso dati statistici e testimonianze autorevoli su quanto sia adharma il cibarsi di carne, non solo crudele dico, ma proprio fuori dalla grazia di Dio, tant’è che sta distruggendo il pianeta su cui viviamo.

Mi piace perché chi si è avvicinato alla tradizione indo vedica attraverso Marco Ferrini, non mancherà di cogliere le interconnessioni tra storia e trascendente attraverso la cinghia di trasmissione che il Maestro chiama dharma.  Buona visione. http://www.youtube.com/watch?v=WdYzceMPXu8

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L’albero fiorito dei Veda

La location era un’amena località montana sulle prealpi carniche nel momento in cui il blu elettrico dei piccoli fiori della genzianella era al suo massimo splendore, l’argomento il XV e il XVI capitolo della Bhagavadgita: chi ha seguito i seminari con costanza incomincia a comprendere nella carne il significato di “insegnamento esoterico”.

Progressivamente Marco Ferrini (Matsyavatara) ci ha accompagnato nella lettura del “linguaggio fiorito dei Veda”, fino a farcene cogliere il paradosso della sua necessità/strumentalità ricordandoci quanto l’antinomia sia parte dell’esperienza spirituale.

Ma anche a chi non avesse seguito l’intero ciclo di seminari, non può essere sfuggito il suo messaggio rivoluzionario, così evidente già nel I shloka del XV capitolo. La metafora dell’albero della vita che nella tradizione è non casualmente il Ficus religiosa, la stessa specie dove il Buddha conseguì il Risveglio, è un potente messaggio che riassume in poche frasi molta esperienza ed insegnamenti. E’ questa una figura che troviamo anche in altre importanti tradizioni, come quella giudaico-cristiana, l’albero capovolto rappresenta bene la difficoltà tutta umana di cogliere il senso della vita, distolti come siamo dall’apparenza/illusione. Noi vediamo il mondo alla rovescia, confondiamo il reale con ciò che non lo è, ci pare che quello che vediamo, tocchiamo, misuriamo, sia la realtà; una lettura, accompagnata dalla spiegazione del Maestro, ci svela il paradosso del XV capitolo: ciò che noi scambiamo per reale è il riflesso della realtà che affonda le sue radici in cielo (l’albero è rovesciato), nell’invisibile, è dall’invisibile che procede il visibile… più facile a dirsi che a realizzare il concetto vero? (altro…)

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