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Archive for maggio 2011

L’ imponente palazzo cinquecentesco che ci ospita è nato come chiesa e poi trasformato in ospedale, infine, durante la presenza francese all’isola d’Elba, tra il settecento e l’ottocento, diventò caserma. Oggi è la sede di un centro di documentazione storico dell’Elba e al primo piano, nella sala più vasta, c’è l’auditorium che funziona anche come cinema per la città di Portoferraio.

La professoressa di filosofia che ha organizzato l’incontro tra Marco Ferrini (Matsya Avatara das) e gli studenti del locale liceo classico e scientifico, parte con un’introduzione tanto spontanea quanto efficace, introducendovi anche elementi biografici attinenti alla sua trasformazione interiore dopo la conoscenza di Matsyavatara Prabhu. Dalla grande scalinata estera in calcare rosa e grigio continuano ad affluire a frotte studenti, che prima di entrare nel bel cortile del palazzo sostano qualche istante nella luminosa piazza d’armi di fronte alla vecchia caserma, proiettata nella sua splendida semplicità sullo specchio di mare dell’antico porto cinquecentesco, cuore della Portoferraio fondata nel 1548 da Cosimo I De’ Medici. Presto la grande sala si riempie, prima i posti al centro e poi quelli in fondo: gli studenti sembra non vogliano avvicinarsi troppo al tavolo dei conferenzieri. Forse per questo Marco Ferrini si alza e scende dal palco per andare tra i ragazzi.

La mia impressione è che abbiano partecipato circa trecento persone. Mi siedo nell’ultima fila e osservo i gruppi di studenti. (altro…)

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“E’ duro morire di maggio…” cantava Fabrizio De André, ma non è neanche facile vivere in carcere quando la primavera è al culmine. E proprio ieri, 18 maggio, per la prima volta, ho messo piede in un carcere italiano, insieme a due amici e a Marco Ferrini (Matsyavatara das) per un incontro con detenuti studenti.
Un gigantesco agente ci ha subito annunciato che non sarebbe stato possibile usare amplificazione: questo avrebbe compromesso il fragile apparato fonatorio di Marco Ferrini impedendo una buona riuscita dell’incontro. Alle nostre pacatissime, ulteriori richieste un secondo agente, meno imponente e più diplomatico, ci ha con rigida gentilezza invitato a considerare la priorità del luogo: la sicurezza ed il rispetto delle procedure. Rassegnati e un po’ preoccupati ci siamo diretti nella zona di clausura ed infine nella più ampia tra le minuscole aule scolastiche del carcere. Credo di non essere un tipo particolarmente sensitivo e meno ancora sentimentale, ma vi assicuro che fin dai primi passi dopo la porta d’ingresso ho provato una pesante emozione.
Era solo l’inizio. (altro…)

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Quarta lezione di Marco Ferrini seminario di Villa Vrindavana del 02 agosto 2010 (mattino).

Mi sono chiesto più volte come fosse possibile che le società tradizionali, solitamente imperniate su valori religiosi, potessero così facilmente convivere con crudeltà e degradazioni d’ogni genere.

Pensavo che senza l’affermazione della compassione come motivazione centrale nelle relazioni col mondo e con gli altri esseri, umani e non, non vi potesse essere un’etica accettabile. Vero è che in forme e nomi diversi, questa virtù è sempre stata enunciata a fondamento di ogni tradizione religiosa, anche se adattata alle categorie sociali e storiche in cui si era sviluppata, nella classicità poteva ascriversi sotto il titolo di “magnanimità”, nella cristianità come “carità”, per non parlare del ruolo che ha nel buddismo. Ma è stato un dialogo con Matsya Avatara che ha aperto un varco nella mia mente e mi ha spinto a ribaltare una visione stereotipata del mondo e della società, anche se certe cosiddette “intuizioni”, ne son certo, non nascono dal nulla e pure se appaiono come uno scatto rispetto a ciò che sembrava stabilmente acquisito, esse provengono da un lavorìo non sempre ben evidente sebbene reale.

Non riuscendo a distinguere quanto di ciò che conoscevo fosse il frutto di una mia personale riflessione (altro…)

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