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Archive for the ‘Upanishad’ Category

La profezia di ISHA

Non fate leggere la Isha Upanishad agli intellettuali!
Se proprio non resistete, avvisateli che potrebbero sviluppare gravi reazioni allergiche.
Infatti nel bel mezzo di questa antichissima e breve upanishad, la conoscenza comunemente intesa come acculturazione, sia umanistica che tecnica, è inquadrata come regina tra le illusioni.

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Nel mantra nove viene detto che se l’ignoranza grossolana può far sprofondare la persona in tenebre oscure, ancora più oscuri sono gli abissi in cui si ficcano gli “adoratori” della conoscenza.
Ma come?
I genitori, gli insegnanti e tutte quelle persone dabbene che ci hanno amorevolmente traghettato dalla giovinezza all’età adulta, non ci hanno sempre detto che la conoscenza, la cultura ci avrebbe reso liberi?
Sono sicuro che quelle persone erano tutte in buona fede, ma non avevano approfondito la questione come invece ci induce a fare la Isha Upanishad.
E’ straordinario che una scrittura di migliaia di anni fa, quando ancora Roma era soltanto il guado di un fiume selvaggio, circondato da pascoli e boschi, avesse in nuce una verità che nei nostri tempi si rivela così palesemente in tutta la sua virulenza. (altro…)

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Sono un pubblicitario

 

“Sono un pubblicitario: ebbene si, inquino l’universo.

Io sono quello che vi vende tutta quella merda.

Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai…

Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova.

C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente.

Farvi sbavare è la mia missione.

Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.”

Frédéric Beigbeder

Americano di origine tedesca, è stato uno dei pubblicitari più pagati del novecento, nel 2000 pubblica per Feltrinelli Lire 26.900, un romanzo su un suo alter ego e dal quale proviene questa citazione.marco ferrini

 

«La moltitudine di quelli che avevano creduto aveva un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua alcuna delle cose che possedeva.

Ma avevano ogni cosa in comune…

Infatti non c’era fra loro uno solo nel bisogno, poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o case li vendevano e portavano il valore delle cose vendute e lo depositavano ai piedi degli apostoli.

Quindi, si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno».

Capitolo IV, 32-35 degli Atti degli Apostoli (altro…)

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