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Archive for gennaio 2012

Catari e Borboni.

La scorsa estate ho letto un libro assai avvincente dal titolo “Libertà va cercando”  Il catarismo nella Commedia di Dante, di Maria Soresina. Il 2011 è stato anche il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Evidentemente le due cose sono collegate solo nella mia mente: cercherò di spiegare perché.
Già conoscevo qualcosa sui quei particolari cristiani della Francia meridionale chiamati patarini, albigesi, buon cristiani, ecc, molte volte ne aveva parlato anche Marco Ferrini nelle sue conferenze e seminari del CSB.
L’ardita tesi sostenuta nel libro che Dante fosse uno di loro è spiegata in modo articolato e convincente, quello su cui voglio soffermarmi sono però alcuni dati citati nel testo nei quali, durante il XIII secolo è documentata una massiccia presenza catara in Italia. Raniero Sacconi, inquisitore domenicano, nella metà del duecento, sosteneva che a Firenze un terzo della popolazione fosse catara. Soresina ipotizza che i poeti del dolce stil novo, i Fedeli d’Amore, fossero catari, e che lo fossero anche le principali famiglie ghibelline come i Cavalcanti. Il corposo libro che ha allietato la mia estate, riporta una storia reale e sconosciuta ai più o meglio, sottaciuta, quella di una comunità cristiana evoluta e civile che si stava diffondendo molto rapidamente, tanto da minacciare il primato della Chiesa Cattolica. La sua influenza era così importante e diffusa da indurre papa Innocenzo III ad indire una crociata per estirpare “l’eresia”. (altro…)

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Ascoltando la conferenza di Marco Ferrini a Ravenna del 25 settembre 2010, ho riflettuto su quanto, nell’uomo medio contemporaneo siano bizzarre le idee di azione contemplazione.
E tra questi mi ci metto anch’io.
Parlando dei due eroi della Bhagavad Gita e della Commedia, Arjuna e Dante, subito appaiono evidenti le diversità di contesto, linguaggio e simbologia, ma è anche evidente quanto entrambi siano completamente immersi nell’aspetto della Divinità e contemporaneamente nelle cose del mondo. Il primo è un principe in guerra contro i cugini usurpatori, il secondo è un uomo che ricopre una delle massime cariche politiche nella Firenze della fine del duecento e che sta combattendo in prima persona contro il potere temporale di una Chiesa oppressiva ed oscurantista.
Sono uomini della tradizione, religiosi, con forti principi morali che si ritrovano (nel senso di ri-trovarsi, trovare il proprio sé) in seguito ad una profonda crisi: l’uno deve uccidere persone che gli sono state care, l’altro passerà gli ultimi vent’anni della sua vita in esilio con una condanna tanto infamante quanto falsa.
Ambedue vivono con gli occhi rivolti verso il cielo, (altro…)

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Le belle giornate invernali all’isola d’Elba non ci hanno distratto neanche un pò dal tema dei due capitoli.  Come per una buona digestione è necessario masticare a lungo il cibo, così nella Bhagavadgita Krishna ritorna sui temi cruciali fino a quando Arjuna non li abbia completamente metabolizzati: la prakriti e la relazione col purusha, qui si trova il segreto della libertà di ciascun essere incarnato, nella conoscenza delle caratteristiche della materia e del soggetto che la sperimenta.Il rapporto materia-spirito ha percorso da sempre la storia dell’umanità con conseguenze enormi sulla vita individuale e sociale di tutti i popoli che hanno abitat o questo pianeta, se è vero che già i nostri cugini neandertaliani facessero riferimento ad istanze trascendenti. Tra le innumerevoli questioni affrontate durante il seminario, vorrei sinteticamente esaminare le differenze, se ci sono, tra la visione proposta dalla Tradizione rappresentata da Marco Ferrini e quella occidentale. (altro…)

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